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50° anniversario dell’occupazione dello scalo ferroviario a difesa dell’agricoltura del comprensorio. Sabato 2 febbraio a Fondi

 
 

Fondi 30 gennaio 2019

50° anniversario dell’occupazione dello scalo ferroviario a difesa dell’agricoltura del comprensorio. Sabato 2 febbraio a Fondi

Sabato 2 Febbraio prossimo, alle ore 18.00 nella Sala convegni del Castello Caetani, si svolgerà un incontro in ricordo del 50° anniversario dell’occupazione dello scalo ferroviario a difesa dell’agricoltura del comprensorio, che fu segnata da duri scontri con le forze dell’ordine.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione di Servizi Culturali Confronto, è patrocinata dal Comune di Fondi e costituirà occasione anche per analizzare l’attuale situazione dell’agricoltura comprensoriale e il ruolo del MOF, sorto proprio a seguito degli avvenimenti del 3 Febbraio 1969 per dare impulso all’economia fondana.

All’incontro parteciperanno, tra gli altri, il Sindaco di Fondi Salvatore De Meo, il direttore della locale Coldiretti Lino Conti, il rappresentante del PD Domenico Di Resta – che nel 2009, con l’Associazione culturale “Forum delle Idee”, curò la pubblicazione di un volume edito in occasione del quarantennale della “rivolta” – e una rappresentanza del MOF e della Banca Popolare di Fondi. I cittadini sono invitati e si potrà intervenire al dibattito.

Nella Sala convegni è previsto altresì l’allestimento di una mostra fotografica con le immagini più significative di quella giornata, scattate dal compianto Egidio Daniele.

La manifestazione del prossimo 2 Febbraio intende rievocare i 50 anni trascorsi dalla mobilitazione generale della cittadinanza contro una grave crisi che aveva messo a dura prova il settore agricolo fondano e soprattutto il settore agrumicolo, una delle principali fonti di sviluppo economico del territorio.

La “rivolta delle arance” di Fondi ebbe vasta eco sul piano nazionale, se ne occuparono tutti gli organi di informazione e importanti quotidiani nazionali dedicarono ad essa l’attenzione della prima pagina.

Quella vicenda suscitò un immediato e duro dibattito nelle aule parlamentari, con un confronto che vide impegnati autorevoli esponenti politici a cominciare dall’on. Pietro Ingrao, che si impegnò a non far perseguire penalmente i 91 cittadini arrestati.

 

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