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  Dopo "Libera" Gino Fiore si conferma patrimonio della cultura fondana  
 

Fondi 05 dicembre 2016

Dopo "Libera" Gino Fiore si conferma patrimonio della cultura fondana

I commenti positivi dai tanti che hanno assistito alla commedia in due atti "Libera" di Gino Fiore, consacrano il drammaturgo e poeta, amico carissimo di Libero de Libero, definitivamente patrimonio della cultura fondana.

Gino Fiore diventa così un "ambasciatore" della cultura, nel senso che trasferisce attraverso le ormai sue innumerevoli opere il suo sapere spaziando a tutto campo nell'esperienza umana.

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0005

Nell'ultima commedia "Libera", in particolare, lo spettatore rimane favorevolmente catturato da quello che accade sulla scena. Egli partecipa attivamente attraverso le emozioni che essa suscita: divertimento (le gag tra il ricco proprietario dell'importante agenzia internazionale di fotografia Sal Minetti con Ginevra Cantalupo mamma di un fotoreporter infortunato; l'avvocato Amedeo Pieretti che cerca di estorcere ulteriore denaro a causa dell'incidente accaduto); rabbia, acredite e cinismo (dall'atteggiamento del figlio di Sal, Edo); professionalità e impegno (di Maria, nuora talentuosa alla quale viene rubato un servizio fotografico che ottiene il premio Pulitzer); pietà (per la situazione incresciosa della segretaria Irina, portata ai vertici della notorietà, vincendo il premio Pulitzer per il servizio a lei attribuito da Edo ma realizzato da Maria). Amicizia (tra Maria e l'architetto e artista di grido Mauro, che fa di tutto per farla risalire dal baratro cui, volutamente, è caduta dopo i tradimenti professionali e di amore del marito Edo).

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0004

E poi, nel secondo atto, ecco nascere la sorpresa, l'amore, la commozione. Perché Maria è scesa tra gli ultimi della terra, tra i dimenticati, gli invisibili, gli scacciati della società. E lì incontra Claudio, diventato "barbone" suo malgrado. I dialoghi e i monologhi che ne conseguono sono di grande profondità del senso della vita e delle cose che ci circondano. Da questo incontro con Claudio, Maria scopre la libertà. Alla fine la grande fotografa viene ritrovata da Mauro e torna alla società cosiddetta civile. E Claudio rimane addormentato su una pubblica panchina abbracciato ad una bottiglia di grappa.

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0027

La commedia in due atti di Gino Fiore “Libera” si è tenuta venerdì 2 e sabato 3 dicembre al Centro Multimediale “Dan Danino di Sarra”. L’incasso delle due serate è stato interamente devoluto all’Oratorio Parrocchiale "Padre Alessio Falanga" di san Francesco in Fondi.

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0024

Il lavoro di Gino Fiore – che segue l’atto unico “Carmela Santovito” andato in scena nell’Ottobre 2015 – è ambientato in un’Agenzia di fotografia internazionale. Ne è titolare Sal Minetti (Salvatore Ialongo), un vecchio burbero che si è fatto da solo e che conduce l’Agenzia col pugno di ferro. Lavora con lui l’erede al trono, Edo (Fabio Cipolla), figlio unico sposato con Maria (Anna Maria Aspri), fotografa di punta dell’Agenzia. Tutto ruota intorno a un servizio fotografico che Maria ha fatto sulla città di Venezia: “Il non appercepito a Venezia”.

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0017

La vicenda ha visto impegnati altri interpreti quali Egidia Salemme nei panni di Irina (altra fotografa e segretaria dell’azienda), Tina Di Mauro (Ginevra Cantalupo, madre battagliera di un fotografo corrispondente), Luigi di Vito (Amedeo Pieretti, bieco avvocato senza scrupoli) e Luigi de Bonis (Mauro, architetto e artista di grido).

Gino Fiore ha interpretato il barbone senzatetto Claudio.

 

Foto Commedia Libera di Gino Fiore IMG-20161203-WA0009

Al termine della prima serata sono saliti sul palco per il saluto e i ringraziamenti: il senatore Claudio Fazzone, il sindaco Salvatore De Meo, il direttore del Parco Monti Ausoni Crescenzo Fiore, il vicesindaco Beniamino Maschietto, il parroco di san Francesco padre Massimiliano Scarlato.

Gaetano Orticelli
foto di Stefano Nesti