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  Pasquetta / Lo "stazzo" fondano per stare insieme consumando cibo tra canti e giochi  
 

Fondi 25 marzo 2016

Lo "stazzo" fondano per stare insieme consumando cibo tra canti e giochi

di Emidio Quadrino

"Stazzo": Spazio all’aperto dove si riuniscono il bestiame durante la notte e dove si riuniscono le persone durante il giorno. Il dialetto fondano più conservatore nella pronuncia, ha preso la pronuncia del latino non classico In cui la t seguita dalla i si pronunciava zeta, come la nostra via Domitiana viene letta Domiziana. Perciò da stazio a stazzo, luogo di raduno.

Quando il raduno finiva il luogo presentava scarti che in genere i cani randagi ripulivano durante la notte. Perciò nel nostro dialetto la parola stazzo è diventata anche sinonimo di sporcizia. Da noi si dice “andiamo a fare lo stazzo” cioè una sosta all’aperto che cadeva sempre di primavera, con amici e parenti.

 

Lo stazzo web

La moderna “scampagnata” che potrebbe essere sinonimo di stazzo, non ha la pregnanza della nostra parola in quanto in essa ci sono da osservare particolari riti di probabile derivazione ebraica. La pasqua ebraica era una delle feste di pellegrinaggio perché tutti gli adulti erano obbligati a compiere il pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme.

Esso avveniva in gruppi, non meno di dieci e non più di venti, composti anche da non parenti e riunitisi occasionalmente.

La pasqua ebraica si può definire di passione, in quanto essa rievocava l’uscita degli Ebrei dall’Egitto: si mangiava l’agnello condito con erbe amare in ricordo delle sofferenze; il pane era azzimo cioè non lievitato poiché non c’era da perdere.

Il nostro “stazzo” si svolgeva secondi riti che si richiamano a quelli ebraici, forse perché da noi la presenza del quartiere della Giudea testimonia la presenza degli ebrei a Fondi fin dai primi secoli dopo Cristo, e quindi la loro integrazione nel nostro tessuto sociale fu incisiva e duratura. Solo così possiamo spiegarci la vivace attesa, soprattutto da parte dei ragazzi, del giorno dello “Stazzo”.

Quest’attesa era più intensa di quella del Natale perché essa era di preparazione ad attività libere ed eccitanti che la primavera prometteva: nuovi incontri, nuove imprese. “Natale con i tuoi e pasqua con chi vuoi”.

Per tempo si sceglieva il luogo in cui “accamparsi”; esso veniva concordato coi partenti e gli amici. Si preparavano cibi vari ed abbondanti: dal capretto al forno (evento raro specie per i pellegrini più modesti), ai dolci confezionati, secondo l’età dei destinatari: il “tortano” per gli adulti; “iu panarej” per i ragazzi; la “pupa” con un uovo sodo al centro per le ragazze; “iu carusej” per i bambini e infine la “chiavetta” per i giovani fidanzati.

Il pranzo era costituito di carni, salsicce, frittate, il tutto innaffiato da un buon vino di “cioppa” (genuino e di colore rosso, alquanto robusto). Non mancava la pizza “iajma” cioè azzima. Fino a qualche generazione fa alla Giudea c’era un forno che ancora cuoceva pane azzimo.

Lo stazzo era dunque una festa di primavera: quando la Pasqua veniva alta, cioè oltre la metà di aprile, i giovanotti “stazziavano” sulla spiaggia, i più coraggiosi si tuffavano in mare inaugurando così la stagione balneare.

Lungo il pellegrinaggio i gruppi si incontravano e facevano qualche tratto insieme, salutandosi con spontanea gioia, facendo amicizia e anche qualche “conoscenza” tra i giovani. Si rientrava prima del tramonto sazi, stanchi e felici.

Ora tutto questo non c’è più; dello “stazzo” di una volta oggi rimane solo il senso dispregiativo del termine passato dai residui alimentari che i cani randagi ripulivano durante la notte, alla spazzatura dei picnic propria del consumismo.


Notizie "Speciale Pasqua" 2016 Piana del Sole

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