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  Storia / La soppressione dell’antica Diocesi di Fondi (1818)  
 

Fondi 22 marzo 2016

Storia / La soppressione dell’antica Diocesi di Fondi (1818)

di Carlo Macaro

La diocesi di Fondi, risalente alla metà del IV 1 secolo , fu soppressa ufficialmente nel 1818 dal Concordato di Terracina, stipulato dal pontefice Pio VII e dal re delle Due Sicilie, Ferdinando I, nell’ambito di un provvedimento di revisione generale, obiettivamente determinato da una giusta causa: l’eccessivo numero dei distretti diocesani del regno suddetto, superiore addirittura a quello di tutta la Spagna.

Se inoppugnabile fu l’opportunità della decisione, molto discutibile si rivelò invece la scelta di cancellare l’antica diocesi fondana, che ancora oggi, a distanza di circa due secoli, presenta dei “lati oscuri” sui quali sarebbe necessario cercare di far luce, ricorrendo a documenti probanti, poco conosciuti, parecchi dei quali inediti, poiché ormai non sono più ritenute accettabili certe “versioni” dell’antica storiografia sull’antefatto della soppressione del distretto, vale a dire l’abbandono precipitoso, da parte del vescovo Gennaro Vincenzo Tortora, della sede episcopale di Fondi, avvenuto nel 1814. È stato - tra l’altro - scritto testualmente: Impaurito per una sollevazione popolare, promossa da un certo Perrone, arciprete della chiesa collegiata di S. Maria, [il presule] volle lasciare Fondi […]. Negli almanacchi del tempo trovasi che era stato insignito del titolo di cavaliere da Gioacchino Murat 2.

Questa affermazione ormai non è più condivisibile perché non è supportata da prove documentali attendibili.

 

San Pietro Fondi facciata web

I DOCUMENTI CERTI

In merito alla relazione alla soglia di Pietro, relativa all’anno 1792, il vescovo Tortora, pur trovandosi in Roma, dichiara di non poterla presentare, chiede una competente proroga di tempo ma non specifica i motivi che non gli hanno ancora permesso di approntarla 3. Lo stesso discorso vale per la visita ad limina del 1796: il presule si scusa di non poterla al momento effettuare a causa delle sue condizioni di salute 4.

In particolar modo, nella Relatio dell’anno 1800 al papa Pio VII, il vescovo Gennaro V. Tortora umilmente rappresenta che per li continui travagli ed alcune sciagure sofferte per tre e più anni, per le quali ha dovuto vivere fuggiasco, ed è stato spogliato di tutto, non ha potuto far visita dei sagri limini, e presentare lo stato della sua diocesi […], e conclude implorando, ancora una volta, la grazia dell’assoluzione per la mancanza commessa, e di una delazione 5.

Il presule formula queste accuse senza dare dei punti di riferimento precisi, ragion per cui non è dato di sapere con certezza se si riferisse ad avvenimenti legati all’invasione dei Francesi (a Fondi se ne ebbe più di una), oppure se a creargli difficoltà siano stati gli stessi potentati locali, come del resto era già avvenuto ad alcuni suoi predecessori.

In data 15 gennaio 1803 (ff. 349-350), G.V. Tortora si giustifica ancora di non potere ottemperare alla visita per gli acciacchi di mia salute e per altre giuste e ragionevoli cause, affidandone l’incarico al sacerdote don Costantino Ghobert, da lui ritenuto degno per integrità e puntualità.

Per quanto attiene alla relazione del 1804 (f.355) leggiamo testualmente: Attese le circostanze dei tempi, non potrò adempire nel tempo prorogatole all’obbligo di presentare la relazione dello stato della chiesa […], quindi il vescovo resta di nuovo nel vago e non fornisce alcuna precisazione.

In merito al documento, presentato personalmente dal presule alla Santa Sede per l’ottavo triennio (1813-1815), si rileva (f. 359) che egli descrive minutamente lo stato materiale della diocesi, non obliando fino il numero delle piccole chiese, che si trovano nelle rispettive sue Terre, e Contadi, dà anche conto delle visite da esso fatte con molto buon successo.

La Congregazione prende anche atto della cura del vescovo fondano per lo stabilimento del suo piccolo seminario. Inoltre, essa sottolinea due fatti degni di attenzione: 1. l’ostinazione che al vescovo Gennaro Vincenzo Tortora mostrano alcune Confraternite laicali, restie in render conto della loro amministrazione; 2. la querela che [egli] porta contro del presule di Ischia, suo immediato Predecessore 6, per trascurare il ristoramento delle chiese, di tre titoli posti nel distretto della sua diocesi, che ottenne gli anni scorsi in commenda; e per non provvederle altresì delle necessarie suppellettili.

Per dette ragioni, il presule di Ischia, è stato convocato presso i Tribunali Regi di Napoli. Si trattava di tre benefici destinati rispettivamente alle chiese di San Martino di Lenola ed a S. Onofrio in Campodimele, che necessitavano urgentemente di lavori di restauro, nonché al seminario, che aveva bisogno di essere incrementato. Queste notizie erano già presenti in un documento ufficiale del vescovo Giovanni Calcagnini 7.

Quanto al primo punto, la Sacra Congregazione consiglia di investire del problema il deputato ecclesiastico affinché, tramite il Tribunale misto, faccia rispettare quanto concordato con il re delle Due Sicilie, Ferdinando I 8. In relazione al secondo punto, si propone di incaricare il nunzio di Napoli di sedare le brighe accese, esortando al proprio dovere il vescovo di Ischia, così evitando il troppo scandalo 9.

Alla luce dei sunnominati documenti, le motivazioni che spinsero il presule G.V. Tortora a ritornarsene nella sua Napoli, abbandonando in tutta fretta la sede di Fondi nel 1814, sarebbero più di una: le sue non buone condizioni di salute, le difficoltà oggettive, non sempre chiaramente spiegate, forse per eccesso di prudenza o discrezione, i contrasti creatigli all’interno della stessa chiesa fondana, le prepotenze dei baroni, i rapporti certamente difficili con le autorità locali e con gli amministratori laici degli enti pii. Un dato è del tutto certo: in occasione del Concordato di Terracina, stipulato nel giugno del 1818, fu gioco fin troppo facile sopprimere la sede vescovile di Fondi, ormai vacante da ben quattro anni, aggregandola alla vicina Gaeta.

La constatazione del drastico ma opportuno “taglio” di vescovadi del Regno delle Due Sicilie - dei 110 tradizionali, obiettivamente troppi, ne rimasero in vita solamente 65, gli arcivescovadi furono ridotti da 24 a 19, taglio attuato dal suddetto concordato -, non riuscì a indorare la “pillola” della sparizione della diocesi di Fondi, una delle più antiche dell’odierno Lazio meridionale, anche perché nel Napoletano rimasero in vita alcuni distretti diocesani in cui il seminario non era attivo da molto tempo, per assoluta mancanza di risorse, e addirittura non avevano neppure il capitolo dei canonici, vale a dire i requisiti fondamentali richiesti dall’art. 5 del documento concordatario, dei quali invece disponeva il distretto diocesano di Fondi fin dal 1595, l’anno della istituzione del collegio fortemente voluto dal vescovo Giovanni Battista Comparini 10.

Il provvedimento – assurdo soprattutto alla luce di questi ultimi aspetti riferiti – non poteva non essere accolto con profondo rammarico e grande sconcerto sia da parte del clero che delle oltre 13.000 anime del distretto, che subirono oltre al danno una vera e propria “beffa”.

Bibliografia:

1 Cfr. V. Fiocchi Nicolai, I monumenti paleocristiani di Fondi attraverso gli scritti di Gregorio Magno, in Fondi tra Antichità e Medio Evo, Atti del Convegno nazionale di Studi di Fondi, 31 marzo - 1º aprile 2000, a cura di T. Piscitelli Carpino, Comune di Fondi, edito da F.lli Russo, Napoli 2002, p. 166. Per la suddetta ed altre ipotesi sull’origine della diocesi di Fondi, vedi C. Macaro, La Diocesi di Fondi. Dal periodo post – tridentino alla soppressione (1818), Arti Grafiche Kolbe, Fondi 2004, pp. 43 sgg.
2 Cfr. B. Amante – R. Bianchi, Memorie storiche e statutarie di Fondi in Campania, Roma 1903, p. 210; p. 326.
3 Archivio Segreto Vaticano (d’ora in poi A S V), Congr. Concilio, Relat. Dioec., Fundana 353, f. 340.
4 Ibid., 343.
5 Ibid. f. 346.
6 In verità non si trattava del suo “immediato” predecessore, che era stato invece Raffaele Tosti (1776 -1781), bensì di Onofrio De Rossi (1757 – 1764), il quale dopo la sede vescovile di Fondi resse quella di Ischia.
7 A S V, Congr.Concilio, Relat. Dioec., Fundana 353, G. Calcagnini, relazione di visita ad limina del 9 luglio 1768, ff. 274r – 292v.
8 In base ai concordati stabiliti con Ferdinando I, il vescovo aveva la facoltà di affidare ad un proprio “deputato” il compito del controllo annuale della gestione delle confraternite laicali e degli altri enti pii.
9 A S V, Congr. Concilio, Relat. Dioec., Fundana, f. 359v. Il testo, letteralmente riportato, si presenta interamente sbarrato, per quanto chiaramente leggibile. In margine ad esso, a sinistra sullo stesso foglio, si esprime infinito dispiacere per la controversia tra i due vescovi, anche perché non pare possibile infra di essi d’accordarsi all’amichevole.
10 G. Battista Comparini, SACRA VISITATIO, 1599, a cura di D. Lo Sordo, C. Macaro, G. Pesiri, I parte, pp. 184- 186, Caramanica, Marina di Minturno 1981. Le modalità d’erezione del seminario furono sancite nel c. XVIII, sess. XXIII (15 luglio 1563) del Concilio di Trento.

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