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  CRITICA MOSTRA DOMENICO PURIFICATO NEL COMPLESSO DI SAN DOMENICO DI FONDI  
 

Fondi 14 settembre 2015

 

CRITICA MOSTRA DOMENICO PURIFICATO NEL COMPLESSO DI SAN DOMENICO DI FONDI

L’arte in tutte le sue realizzazioni: pittura, scultura, musica, edilizia, arte sacra, deve sempre suscitare

del prof. Emidio Quadrino

Emozioni che coinvolgono gli spettatori con lo spirito dell’artista. Per sua natura essa ha sempre un fondo pedagogico per cui la massima “ars gratia artis, cioè "l’arte per l’arte” è solo una definizione che vuole escludere un condizionamento esterno sull’artista.

Questo deve essere libero nell’interpretazione della realtà, cioè deve cogliere aspetti latenti della vita sociale e individuale, che messi in luce, condizionano in una certa misura una migliore autocoscienza da parte del fruitore.
Chiarita così la natura e la funzione dell’arte ci accingiamo a leggere i quadri della mostra.

Questi subito rivelano l’interiore lavorio di Purificato volto alla denunzia di una biblica condizione di tristezza della società borghese e contadina del Meridione, priva di ogni luce rischiaratrice: domina sovrana una rassegnata malinconia.
L’artista è riuscito in pieno in questa comunicazione col pubblico e ciò costituisce il suo indiscusso valore. Solo che il suo cupo pessimismo turba il visitatore che finisce col chiedersi se il mondo sociale ritratto sia stato veramente privo di pur brevi momenti di gioia.

A noi è sembrato di cogliere qualche influsso di altri artisti di altri tempi, come Caravaggio, Courbet, i realisti in genere, ma in questi abbiamo luce e qualche sorriso.
La visita lascia un diffuso senso di angoscia, i quadri son di una monotonia che non lascia spazio alla letizia, solo qualche barlume nel ritratto di Etta.

In nessun personaggio abbiamo segni di gioia eppure sono differenti tra loro! I ragazzi non sorridono, non hanno la spensieratezza dell’età. Anche i cani sono tristi come i padroni!

Pulcinella, personaggio più volte ripreso dal pittore, la maschera campana del 1500, che sintetizza nei suoi atteggiamenti la molteplicità dei sentimenti che la vita quotidiana ci propina.

Abbiamo momenti tristi e lieti; la filosofia campana li accoglie coniugandoli con la concezione della vita scandita da malanni, cattiverie e Pulcinella accetta gli uni esorcizzandoli e rendendoli meno aspri, e sopporta le altre stemperandole in una battuta, in una risata che rivelano la grande gioia di vivere propria del Meridione. “Pulcinella vai in prigione? Macché! Mi ci portano”.

In “Pulcinella mangiatore di spaghetti” la società napoletana diffidente, cattiva e codina, cioè retrograda e conservatrice, si compiace di rabbonire il popolo con una spaghettata concessa a chi vorrebbe cambiare le cose; mentre la triste popolana è fuori dalla scena. In alto a sinistra del quadro. Nel quadro dell’abbraccio si può cogliere per assurdo un gesto di funebre conforto! E in quello dell’attesa manca la palpitazione dell’imminente gioia!

 

Centenario nascita Domenico Purificato man