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  L'esame carbonio-14 per svelare il mistero del sarcofago di Fondi  
 

Fondi 27 giugno 2015

L'esame carbonio-14 per svelare il mistero del sarcofago di Fondi

SARCOFAGO DI FONDI. LETTURA DELLA FRONTE, IPOTESI SULLA SUA PROVENIENZA, SULLA DATA , SUL MESSAGGIO EVANGELICO, SULLA SUA
UNICITA'

L'analisi dello scheletro col carbonio-14, ci risparmierebbe tanta fatica e scopriremmo di avere un monumento forse unico tanto da rivoluzionare le convinzioni sulla presenza a Fondi del primo cristianesimo

Sarcofago scorniciato web

 

del Prof. Emidio Quadrino

Il sarcofago fu trovato e portato nel museo dal sottoscritto direttore, nel maggio del 1998 in contrada Querce, alla via Purpurale, nella proprietà del signor Bruno Di Manno che pur con qualche esitazione che poi si rivelò fondata, ci permise di recuperare il materiale che veniva fuori da un lavoro di spianamento del terreno.

Va dato merito al signor Bruno Di Manno che pur presagendo immancabili fastidi, ci permise di recuperare il capolavoro che costituisce oggi il reperto più interessante dell'intero museo.

Ci furono peripezie e incomprensioni dovute alla malafede di alcuni e all'ignoranza di molti: Di Manno subì una perquisizione in casa; il sottoscritto fu interrogato dal maresciallo dei carabinieri su arredi funebri, su monetine, su altre presenze nel sarcofago.

Avvenne per parecchi giorni un battage della stampa locale e provinciale fatto di insinuazioni maliziose, di falsa agiografia (Santa Porpora, inesistente da cui il toponimo via Purpurale), quanta ignoranza e presunzione nella “intellighenzia” fondana!

Pochi conoscono i siti archeologici di Fondi, e tutti a sentenziare con aria di sufficienza sul nostro patrimonio storico e culturale, trascurando, o denigrando, coscienziosi lavori di storici del passato, come Conte-Colino; Bruto Amante; don Mario Forte, Notarianni ed altri.

Tutti si lamentano perché molti tesori archeologici e artistici sono fuori Fondi, ma nessuno, o quasi, si interessa concretamente al loro reupero. Tantissimi solleciti a denigrare, pochissimi a confortare e a incoraggiare!

Ci vengono in mente le numerose lettere anonime contro il sottoscritto a proposito di nostre pubblicazioni. Questa è la tanto decantata, ma mai dimostrata, fondanità?
Ma ci interrompiamo per riprendere il discorso iniziato sul sarcofago. Esso, escluso il coperchio, ha le seguenti dimensioni: è un parallelepipedo, lungo 217 cm; alto 47 interno; e 50 esterno; largo 59.

Esso è scolpito solo sulla faccia frontale in un solo registro; il suo fondo è piano e non presenta, come alri sarcofagi, un rilievo di fondo, come di un cuscino.
La larghezza interna, esluse le pareti che sono spesse 9 cm, è di solo 40 cm. I riquadri con le strigilature che sono 34 (17 per parte), sono a destra di chi guarda, 59 cm. a sinistra di 62 cm. in lunghezza; in altezza 64 cm.
Il piano del coperchio va da 10 a 12 cm. di spessore; la largheza è di 56 cm. L'alzata è di 34 cm. con scene pastorali.

La tabula inscriptionis è di cm. 22x26 e non presenta alcun segno di scrittura (è stata forse abrasa?). Il marmo del coperchio e dell'alzata è bianco, mentre quello del sarcofago tende al cinerino. Il piano del coperchio, le due parei laterali e quella di fondo, sono solo sbozzate, segno evidente che il sarcofago era incassato alla parete (e non sono molti quelli di questo tipo).

Passiamo adesso alla lettura minuziosa della fronte istoriata, con particolare attenzione all'iconografia dalla quale noi deriviamo l'unicità del manufatto. Essa ha pochisimi punti in comune con quelle di altri sarcofagi, e secondo noi non è un caso; la sua fattura suggerisce che lo scultore si è ispirato moltissimo al vangelo di Giovanni obbedendo così alla volontà del defunto che sicuramente non doveva essere un personaggio da poco.

Esso potrebbe sembrare il primo e il più autentico antesignano del messaggio di Gesù ai gentili: il primo impatto non può avvenire se non con le immagini più note e più stimolanti, come quelle di Gesù, Pietro e Paolo e il Buon Pastore (nel nostro caso) i Buoni Pastori perché sono due e sono simmetrici, cioè sovrapponibili, cosa che non si trova in nessun sarcofago da noi esaminato.

Prima di addentrarci nell'esame minuzioso della fronte, diamo alcune sintetiche notizie sul sarcofago come ultima dimora del defunto (siamo nell'antico Egitto faraonico), andropoide; come dimora in cui il morto continua a vivere (Etruschi) accompagnato dalla rappresentazione delle sue imprese da vivo; come urna di riposo in attesa del risveglio finale (Cristiani, resurrezione).

Col cristianesimo il sarcofago viene ad assumere un significato ancora più complesso, in quanto il messaggio da esso comunicato non è più l'esaltazione di imprese individuali valide nel limitato ambito dei rapporti tra i vivi e il morto, ma è la comunicazione di nuovi valori sconosciuti o poco evidenziati, nel mondo classico pagano. La pietà, la fratellanza universale dataci da un unico padre l'immortalità dell'anima, la resurrezione alla fine dei secoli, l'amore degli uni con gli altri, la carità verso i più deboli ai quali è dovuta proprio per il nuovo concetto della fratellanza.

Questi nuovi concetti si realizzano in espressioni tutte di ispirazione religiosa, ma i cui contenuti trovano nel tempo una diversificazione che deriva dalla personalità del defunto,dai committenti, dal clima religioso del tempo in cui i sarcofagi vengono realizzati.

Così ce ne sono alcuni con contenuti pagani e cristiani, altri con episodi dell'antico testamento, altri ancora, e sono i più numerosi, con episodi del nuovo testamento e altri infine con figure emblematiche, come Gesù, gli apostoli, il Buon Pastore, le pecore, le colombe, graffiti simbolici, come il chi e il ro greci, i pesci, l'alfa e l'omega.
La datazione e la provenienza dei sarcofagi non è sempre facile e la loro diffusione nell'impero non ci garantisce con certezza le botteghe degli scalpellini, presenti nelle principali città del Medio Oriete, dell'Africa, dell'Italia e anche dell'Europa.

In età repubblicana e per tutto il primo secolo dell'impero, i Romani sembrano quasi ignorare i sarcofagi artistici a causa del rito della cremazione, quasi esclusivamente in vigore, anche perché l'inumazione era impegnativa e costosa. Col rito dell'inumazione incomincia anche a Roma la produzione dei sarcofagi di marmo scolpiti, nei quali si assommano tutte le esperienze dell'arte greca e di quella etrusca. D'ora innanzi domina incontrastato il tipo di sarcofago prismatico con rilievi scolpiti profondamente sulla fronte, meno profondamente sulle testate e sulla faccia posteriore.

Il coperchio piano, anziché a spioventi come quello greco, ha per lo più scarsa importanza. Non di rado esso presenta l'orlo rialzato e scolpito come un fregio sovrastane al cassone.
Come già accennato, l'uso dei sarcofagi ornati con sculture derivò ai primi cristiani dall'antichità sicché a volte è difficile distinguere nettamente i sarcofagi pagani da quelli cristiani. I primi presentano figure mitologiche, come Orfeo, Amore e Psiche, il Sole, la Luna... I secondi invece presentano figure prettamente cristiane, rivelando nuovo senso espressivo, come nei sarcofagi al Museo Lateranense, che presentano per primi la figura del Buon Pastore, tra i tralci; e il Buon Pastore e l'orante (che è sempre una figura femminile che in origine rappresenta l'anima del defunto) tra i defunti. Siamo nel secondo secolo quando le allusioni diventano più precise.

Col secolo III compaiono a Roma, Napoli, Alessandria, a Cartagine i temi biblici tolti dai versetti delle preghiere per i morti. Così l'arte cristiana può definirsi la manifestazione esteriore della fede sotto forma estetica.

Nei suoi processi tecnici, nei materiali che adopera, nelle regole di composizione da essa seguite, non differisce affatto dalle arti profane. Una cosa però ha di particolare, cioè il programma, poiché essa cerca di creare opere che siano oggetto di edificazione per i fedeli; essa presenta sempre un ammaestramento. Quanti sono gli ammaestramenti nel Nuovo Testamento?

Per comprendere a pieno le caratteristiche uniche, e l'insieme dell'iconografia della fronte, è necessario esaminare il clima culturale e morale del terzo secolo: vedremo contrariamente a quanto appreso tra i banchi della scuola, che col terzo secolo non comincia la decadenza dell'arte romana, ma ne inizia una nuova che cerca di sopperire con nuovi contenuti alla stanchezza morale che inizia con questo secolo e che si manifesta in modo evidente soprattutto nella ritrattistca ma che si coglierà in larga misura nell'iconografia dei sarcofagi: Il nostro che chiameremo “evangelico” nel senso letterale della parola: annuncio della buona novella, costituisce secondo noi l'antesignano, il prototipo, diremmo quasi il pezzo unico dell'arte paleocristiana, qui a Fondi.

Nei primi tre secoli della nostra era i rapporti tra cristiani e potere politico sono complicati e alternano momenti di feroce persecuzione a momenti di tolleranza. Inizialmente la nuova religione non sembra diversificarsi dalle tante giudaiche, ma presto viene considerata sovversiva in quanto nemica delle divinità tutelari di Roma.

Si hanno così diverse persecuzioni, a cominciare da Nerone sotto cui vengono martirizzati Pietro e Paolo, e continuare con Domiziano, gli imperatori di adozione, con Settimio Severo, Massimino il Trace, Decio, Diocleziano.

Va notato per curiosità a questo punto, come i maggiori persecutori dei Cristiani siano stati spesso i migliori imperatori, proprio perché non riuscirono a capire le vere ragioni della crisi; essa consistette in una somma di problemi economici, militari, dinastici.

L'editto di Caracalla del 212 con cui si stendeva la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell'Impero sembrava essere il punto di arrivo della politica lungimirante di oltre un secolo d'oro, il II secolo. In realtà esso si rivelò la causa del disfacimento di tutta l'economia romana: tutti si sentivano orgogliosamente romani (“civis Romanus sum”) e tutti pretesero i privilegi che prima erano riservati alla sola città di Roma.

C'era poi l'esercito sempre più vorace per soddisfare il compito a cui era preposto. Da qui una crisi monetaria spaventosa che produsse un decadimento dei commerci col conseguente spopolamento delle campagne sempre più sottoposte a tasse e gabelle non più tollerabili; i liberi agricoltori preferivano divenire servi della gleba andando così ad alimentare il latifondismo, cancro della libertà e del progresso economico.

Emidio QuadrinoNel mondo dell'arte ellenistica, serena equilibrata e tendente alla valorizzazione delle virtù, si viene a creare una rottura col prevalere del momento irrazionale, che non scomparirà più da essa per secoli. Si tratta di una crisi che incide profondamente sulla storia della civiltà mediterranea e occidentale. Nel corso del III secolo si giungerà ad una vera e propria rottura della forma ellenistica.

La storia dell'arte di qualunque tempo e luogo, deve secondo noi, individuare quali sono gli elementi di novità di un artista o di un periodo e spiegare per quali cause questi elementi nuovi si sono affermati. Nel III secolo nei centri maggiori dell'impero romano restiamo colpiti particolarmente dal fatto che spesso i volti assumono un'espressione di dolore, non certo quello fisico di cui abbiamo eloquente esempio nel Laocoonte, ma di angoscia morale.

In questo secolo si andrà accentuando un disfacimento della corretta struttura anatomica del volto, mediante la quale lo scultore raggiunge espressione voluta, che pone fine a ogni rispetto per la imperturbabile correttezza classica. (Espressione dei volti presenti nel Museo).

Questa angoscia e incertezza spirituale, sono figlie, come già accennato, di un particolare atteggiamento culturale ed umano, derivante dalla dissoluzione dei principi e delle virtù classiche che troveranno la loro realizzazione nel tentativo di ricostituzione della grandezza dell'impero mediante una asfissiante pressione fiscale che culminerà nell'editto “de pretiis” di Diocleziano (l'unica legge dell'economia è quella della domanda e dell'offerta, legge ferrea che nessun editto può eludere).

Accanto a questa crisi economica e istituzionale, non poteva non sorgere una profonda crisi spirituale che trova conforto nel cristianesimo che risolverà questa crisi in forme nuove e egualitarie, tendenti ad un coinvolgimento sempre più largo dei diseredati, soprattutto delle province. Il successodi proselitismo del cristianesimo fu dovuto alla prospettiva di un nuovo tipo di comunità universale, basata sull'amore e non sulla pretesa della comunità sognata da Caracalla con la sua “Cositutio antoniniana”.

La razionalità, alla base dell'arte greca, viene abbandonata: da ogni parte avanza la lotta contro la ragione. I nuovi culti, come quello di Iside, le dottrine filosofiche e misteriche e il cristinasimo che si erano a lungo combattuti, ora si muovono sostanzialmente nella stessa direzione, che si può riassumere in una negazione della vita e della realtà del mondo, nella fiducia della speranza dell'uomo in una redenzione ultraterrena. Gli uomini di questo tempo vengono attratti da un pensiero irrazionale al quale essi si abbandonano con tormentata soddisfazione.

Riflettendo su questa situazione della società del III secolo, sia in Roma che nelle province, non c'è meraviglia che l'arte abbia appreso a rappresentare l'angoscia. La sua caratteristica è appunto il disfacimento della coesione organica, il valore dato all'espressione e non alla correttezza anatomica. Infatti di fronte a iconografie paleocristiane ci viene spontaneo di sorridere nel vedere volti, mani, piedi, braccia... espressi in forme quasi grottesche.

Non è imperizia dell'artista, ma è la sua volontà di esprimere ciò che esso ha dentro di sé. Ma contrariamente all'angoscia dell'arte ufficiale lo scultore cristiano esprime nei volti una serenità che è frutto dell'adesione con vinta alla nuova predicazione evangelica che quiete e gioia in un mondo ultraterreno. Dice il filosofo Plotino nelle sue Enneadi: ”Quanto più la materia perde forma, tanto più è simile al modello originale, l'idea” (è un concetto platonico, il mondo delle idee). Simile è il pensiero dell'apostolo Paolo quando dice che il visibile non è che un velo posto dinanzi all'invisibile: un concetto che guiderà non solo la speculazione mistica, ma anche l'iconografia artistica del Medioevo europeo dei secoli XI e XII.

La scultura di questo tempo è rappresentata in Roma soprattutto dall'enorme numero di sarcofagi in marmo. Essi formano un vasto repertorio di schemi compositivi che le botteghe si trasmettevano per lungo tempo.

Questa trasmissione avveniva senza che si verificasse nuovamente il confronto dell'artista con la realtà; il lavoro dunque era un lavoro di maniera e l'esecutore finiva per esserne preso. Per questo la varietà delle rappresentazioni sui sarcofagi era limitata agli episodi più noti del Vecchio Testamento e del Nuovo: Noè, Mosè, Giona nel ventre della balena, (di cui possediamo un frammento di sarcofago, infisso nella parete sud del chiostro di S. Francesco), Isacco.

Le scene colte dal Nuovo Testamento sono vivaci, serene, festose, come quelle della vendemmia, dei pastori, delle oranti, delle pecore.
Ma le scene di episodi della vita di Gesù hanno un altro tono: sereno, compunto, consapevole di possedere in sé un contenuto spirituale rasserenatore di tutte le angosce che le vicende della vita ci propinano, anche nelle scene della Passione, dell'Arresto, del Tradimento di Giuda, o del triplice rinnegamento di Pietro. Un soggetto presente spesso nell'iconografia dei sarcofagi è quello del Buon Pastore; quello di Gesù tra Piero e Paolo, molto meno.

Su queste due immagini soffermeremo la nostra attenzione, perché da esse e da altri elementi di cui parleremo durante la minuziosa analisi della fronte del nostro sarcofago, noi abbiamo derivato la convinzione che esso non è un comune sarcofago, ma un unicum, trovato lontano dai centri di produzione in serie e in una zona, oggi a cavallo delle due regioni il Lazio e la Campania, ma una volta era il limite settentrionale della Magna Grecia, da cui partì la precoce cristianizzazione dell'Italia.

Da noi passarono verso i primi anni sessanta, Pietro e Paolo. La zona del ritrovamento è ricca di testimonianze religiose e civili, ancora quasi sconosciuta. Il luogo era una villa romana occupata dai cristiani, molto presto: nel gergo locale era chiamata ”la tombicella” nella quale i ragazzi di oltre cinquanta anni fa “scendevano forse per curiosità o forse, incaricati da persone consapevoli di quel tesoro, per prendere qualche reperto di immediata importanza. I contadini della zona sembrano ingenui e ignoranti, ma è solo apparenza!

Fortunatamente quel che resta della villa è sotto la linea dell'alta tensione della ferrovia, e perciò non potrà mai essere distrutto da futura costruzione. Nel maggio del 1998 per caso passando vidi una ruspa, cingolata, che aveva spianato quasi tutto; per fortuna il sarcofago fu individuato a circa un metro di profondità e quindi salvato.Forse lì c'è una catacomba.Tutto questo perché non si perda la paternità del ritrovamento e per evitare che qualcuno furbescamente se ne appropri.

Ora passiamo all'analisi della fronte del nostro sarcofago apologetico di ispirazione giovannea. I tre riquadri non sono separati da colonnine come in quasi tutti i sarcofagi del III, IV secolo, il riquadro centrale con Cristo e gli apostoli sembra emergere dalle strigilature alte, regolari, ben scanalate, contenute con precisione tra le due cornici, quasi a significare i raggi continui della nuova luce della fede, non tenui raggi, ma vivi e in movimento.

Questi particolari non si notano nei numerosi altri sarcofagi strigilati, nei quali le strigilature sono un ornamento senza contenuto; esse si allargano e rivelano scarsa cura nell'esecuzione, come nei sarcofagi dell'Orante, della Vasca, del Buon Pastore e di altri.
Il riquadro centrale presenta tre figure che noi identifichiamo in Gesù, al centro, Pietro alla sua sinistra, Paolo, alla sua destra. Qualche studioso ha voluto vedere invece l'Orante tra due ministri o assistenti, trascurando però il particolare che l'Orante è sempre una figura muliebre, e a noi pare che sia l'anima accompagnata in paradiso, forse dai due apostoli i quali sorreggono l'Orante nelle due mani.

Facciamo notare che le figure sono tutte barbate: Gesù con folta capigliatura come gli apostoli, e una corta barba, segni di una datazione anteriore a Costantino. Le mani degli apostoli sono rivolte in basso come per accogliere i nuovi convertiti.

Colpiti dalla buona novella. I volti sono sereni e sorridenti, contrariamente a quanto abbiamo visto nella ritrattistica imperiale e in quella degli umili personaggi (prigionieri, schiavi, condannati...). Le vesti fluiscono giù accentuando il profilo delle persone, i cui sguardi seguono quello del Maestro.

Tutta la scena non riproduce un episodio evangelico, ma indica la missione a cui gli apostoli sono chiamati (Giov. 13,16,20; 8,31; 14,12; ...). Nel Museo Paolino in due registri, vediamo in quello in basso Gesù giovane nudo con Pietro e Paolo.
Le tre immagini si trovano insieme in affreschi di catacombe, nel III secolo, e nel Sarcofago di Giunio Basso, del III o IV secolo, in atteggiamento colloquiale come di un maestro. Sembra che si trovano acnora insieme, ma questa volta con la croce nella mano destra di Gesù, nel sarcofago di Passione dei Musei Vaticani.

Passiamo ora alla lettura dei Buoni Pastori nostri.
Diciamo subito che solo qui abbiamo due pastori simmetrici e sovrapponibili e che guardano in una stessa direzione. Tutti gli altri pastori guardano verso il centro della fronte e non sono né simmetrici, né sovrapponibili, come mai? Forse si può cogliere in questa fissità un'influenza delle processioni religiose degli Egiziani, che in questo modo volevano esprimere il movimento.

Nel nostro caso, guardando a destra i pastori vogliono indicare il destino dei convertiti che siederanno tutti alla destra del Signore nel giudizio universale? Indossano sopra un corto pallio, una corta tunica militare, e calzano la caliga, o scarpa militare.
Da notare che solo i piedi di Gesù presentano una certa cura, gli altri sono solo sbozzati: non erano importanti, né significativi in relazione alla missione evangelica. Tutti i volti invece presentano una cura particolare, come pure le figure dell'ariete e delle pecore ai piedi dei pastori.

In tutta la composizione è evidente l'intento didascalico. L'ariete ci richiama la figura di Ermes crioforo, di lontane origini pagane; la sinistra stringe le zampe posteriori dell'animale, la destra invece regge un urceus.

Tutti i Buoni Pastori esaminati, nessuno ha l'urceusma tutti reggono una bisaccia a tracolla, come mai questa diversità? Le pecore ci richiamano Giov.XXI,16, l'urceus è forse la brocca lustrale dei pastori pagani che a primavera purificavano i greggi? O forse la brocca ci richiama alla mente l'episodio della Samaritana al pozzo,Giov.IV,6-15.
Le pecore che fiduciose alzano la testa al pastore sono la rappresentazione dell'episodio di Giov.X,14-16. Nella catacomba di Priscilla, fine del III secolo abbiamo il pastore con la capra sulle spalle, una pecora e colombe, sul lato destro la bisaccia; il Buon Pastore dei Musei Vaticani ha la bisaccia sul lato sinistro, secolo IV, fine.

Nel sarcofago cartaginese delle quattro stagioni il B.Pastore è un giovinetto sabarazzino col pileo; la pecora e il volto verso sinistra di chi guarda; anch'esso ha la tunica e il pallio alla foggia militare. Nel sarcofago della vendemmia abbiamo addirittura tre B.Pastori su un predellino tra putti festanti. Nel sarcofago di S. Maria Antiqua, del 270 abbiamo il filosofo, l'orante e un B.Pastore di fattura molto elaborata. I B.P. Compaiono prima nei sarcofagi poi nelle catacombe.

Dopo tanta profusione di osservazioni tecniche ed estetiche, proviamo a comporre una sintesi d'insieme dell'intera fronte. La modanatura inferiore poggia sul fondo del sarcofago, quella superiore stacca l'alzata; le strigilature bilobate sono profonde, fitte e armonicamente contenute tra le modanature; non sono racchiuse tra colonnine o lesene, ma sembrano che le figure escano fuori da esse, quasi come fossero spinte dai raggi della nuova fede.

I due Buon Pastori con le pecore che li ascoltano e li precedono (Giov.X ,3-5), non sono rappresentativi di due episodi, ma sono le immagini del proponimento e della missione di Gesù (Giov.X,11-16): raccogliere anche le pecore che non sono di questo ovile ed esse ascolteranno la mia voce e vi sarà un solo gregge e un solo pastore.

Le tre figure centrali meritano un discorso più articolato, in quanto esse rappresentano in sintesi lo spirito del cristianesimo: l'evangelo, l'amore e l'apostolato. Il volto di Gesù nei suoi lineamenti dolci e sereni, tutto rinnovato nello Spirito Santo, sembra comunicare ai due apostoli per eccellenza la sua missione di rinnovare il mondo e ricondurlo al Padre. Le sue vesti fluenti verso il basso liberano il suo corpo e il suo spirito.

A Pietro, pur nella sua debolezza che è la nota del suo spirito dopo il peccato (Anche il Maestro nel Getsemani ebbe un momento di debolezza che però vinse col convinto abbandono alla volontà del Padre) affiderà la sua rappresentanza sulla terra e la sua missione (Matteo,XVI ,19, anche se i tempi verbali di questo passo e del padre nostro vanno tradotti più correttamente) e (Giov.XXI 15-17: ”Pasci le mie pecore”).

A Paolo affiderà un compito durissimo ma esaltante: divenire l'apostolo delle genti; a lui che era stato il più feroce persecutore di cristiani! (L'illuminazione sulla via di Damasco). Si ricorda a questo punto Giov: XIV,6 “Io la via, la verità e la vita”.

In quasi tutti i sarcofagi esaminati, cristiani e pagani abbiamo notato che gli elementi architettonici e ornamentali e scenici (colonne, lesene, tralci, piedistalli, animali panneggi...) mortificano spesso i personaggi per inseguire un effetto di movimento e coloristico e di maniera. Ne indichiamo alcuni: Sarcofago di Gordiano III in cui il panneggio è ridondante; Il discorso della montagna di Vigna Maccarini, Roma; Sarcofago dell'imperatore Ostiliano, figlio di Decio; Sarcofago della caccia al leoni, di Parigi; Sarcofago del mito di Prometeo; Sarcofago con Arianna; Sarcofago di Velletri; Sarcofago di S. Maria Antiqua; Sarcofago di Giona; Sarcofago di Passione; Sarcofago di Giunio Basso; Il sarcofago Albani ci richiamano il nostro, ma ha tre registri e un affollamento di personaggi.

Nel nostro i personaggi sono quattro, discreti, quasi timorosi di farsi avanti, emergono delicatamente dalla scena di fondo costituita dalle trentaquattro strigilature.
Della data ci accontentiamo delle ipotesi più o meno accettabili, fino a quando l'Amministrazione comunale,s eguendo il consiglio di altro funzionario, non decida di ricomporre lo scheletro, depositato tra gli altri reperti, e di farlo esaminare coi potentissimi mezzi di indagine che tanta luce potrebbero portare, ai molti problemi legati a questo unicum del nostro Museo.

Riferimenti evangelici per una corretta lettura della fronte del sarcofago, a completamento dell'articolo Arte Cristiana.
Esame minuzioso di tutti gli elementi presenti, giustificandoli con le parole del Vangelo. Strigilature, oltre che onde di luce della nuova fede, possono alludere ai fiumi d'acqua: Gen. II,6, “Una fonte scaturiva dalla terra e ne innaffiava la superficie. Da questo luogo di delizie sgorgava ad irrigare il paradiso, un fiume che si divideva in quattro fiumi diversi”.

Esse sono di origine pagana e compaiono fin dal II secolo. Esse sono regolari e di fine fattura sono diciassette per lato.
In Giovanni, I,5,7 ”Dio è luce e in lui non ci sono tenebre .Se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri”.
Le mani alzate di Gesù: I a Timoteo,II,8, “voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure e senza contese”.
I piedi di Gesù: Romani X, 15 “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene”.

I due pastori: II Corinzi “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il mistero della riconciliazione”. Vedere anche che cosa dice Erma sui due pastori.

Sarcofago di edificazione: Romani I,5 “Per mezzo di Gesù,nostro Signore, abbiamo avuto la grazia dell'apostolato, per ottenere l'obbedienza alla fede da pare di tutte le genti, a gloria del suo nome”.

Fusione di paganesimo e cristianesimo: Atti,XIII, 46: ”Era necessario che fosse annunziata a voi (Giudei) per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai Gentili (Pagani). Così infatti ci ha ordinato il Signore dicendo: “Io ti ho posto per essere luce dei Gentili, affinché tu sia strumento di salvezza fino alle estremità della terra”. XXVIII, 28 “Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora rivolta ai pagani ed essi l'ascolteranno”.
Romani, III, “Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo anche dei pagani; Perché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi”.

Capigliatura delle figure:
Gli Israeliti portavano una capigliatura lunga, ma la tagliavano perché non raggiungesse un'eccessiva lunghezza, come si può osservare nei nostri personaggi. Il pastore di destra ha i capelli a boccoli di derivazione pagano-imperiale, e ciò confermerebbe la nostra ipotesi che si tratti del Mercurio “crioforo”, il dio pagano dei pastori che porta sulle spalle un ariete e stringe con la destra il “pedum” o bastone da pastore, cioè il bastone incurvatum con cui i pastori trattenevano le pecore o le capre per i piedi. Sarebbe l'angelo della tristezza di Erma. Il pastore di sinistra invece, secondo Erma, rappresenta l'angelo della serenità, della gioia: infatti se esaminiamo i due volti notiamo che questo è sereno con le labbra socchiuse e gli occhi aperti; quello è adombrato, con le labbra strette e la bocca chiusa e guarda a terra. Ma il particolare che ci illumina è la brocca che il pastore di sinistra stringe con la mano destra; essa ci richiama alla mente la brocca che la samaritana lasciò a Gesù quando questa corse in città ad annunziare di aver visto il Cristo. Giov.IV, 28.

La capigliatura di questo pastore è pettinata,come quelle dei due apostoli, e ciò indica l'umiltà a cui devono attenersi i seguaci del Salvatore. Luca,X.,3. Per quanto riguarda gli animali ai piedi dei pastori rimandiamo al capitolo X di Giovanni, notando alcuni particolari.

Gli animali guardano in alto verso il volto del pastore e ci sembrano animali di grossa taglia (forse bovini). Negli altri sarcofagi ci sono solo pecore che brucano. Le palme dell'alzato ci richiamano le Georgiche libro III,12, di Virgilio e quelle dell'Apocalisse VII,9. Quelli che vogliono vedere in Gesù con le mani alzate, un orante, si sbagliano in quanto l'orante è quasi sempre una figura femminile con le braccia (non le mani) alzate e sorrette da due figure laterali; inoltre essa ha occhi rotondi volti in alto e rappresenta l'anima che si libra in cielo. Infine facciamo notare che essa si rifà all'Ascensione Atti,I,9,10.

Una rappresentazione dell'orante con due angeli è nel fondo di una patera di vetro finemente lavorato rinvenuta da noi durante lo scavo della postierla della Cantina di Galba lungo il lato sud-ovest delle mura di Fondi. Gli apostoli accanto a Gesù sono inviati per la loro missione Atti, XXVI,17: ”Per questo ti libererò dal popolo e dai Pagani, ai quali ti mando ad aprire loro gli occhi, affinché passino dalle tenebre alla luce, dal potere di Satana a Dio. E ricevano per la fede in me la remissione dei peccati e la loro parte d'eredità fra i santificati.

Nella “tabula inscriptionis” manca il nome del defunto; quest'assenza ci fa pensare o a una dimenticanza, o a un'abrasione nel tempo o al fatto che il Cristiano, sciolto dalle limitazioni sociali (memoria della vita terrena), non è più soggetto alla legge pagana, ma è soggetto a quella di Dio. Il VI capitolo dei Corinzi, 2, parla diffusamente della separazione tra la luce e le tenebre 6, (11-18).

I pagani sentivano il bisogno di essere ricordati dai posteri perché non avevano il concetto di paradiso come comunità spirituale che si confonde con Dio stesso,senza più individualità.

In conclusione
Possiamo sintetizzare gli elementi pagani nell'alzato, nella palma (scene bucoliche) nella vita pastorale realistica (pastori che mungono, il pastore di destra (Mercurio crioforo col pedum, con l'ariete...); le strigilature, le pettinature del pastore di destra e quella di Gesù, a boccoli che ci richiamano gli imperatori romani (Gesù, a Pilato che gli chiede se è il re dei Giudei, risponde. Tu lo dici); il volto offuscato del pastore di destra, contrapposto a quello sereno e luminoso del buon pastore di sinistra. Altri elementi cristiani sono Gesù e gli apostoli e il significato nuovo che diamo alle strigilature come fiumi d'acqua e luce della nuova fede.

Tutta l'analisi e le osservazioni fatte ci portano a supporre che il nostro sarcofago non è “protocostantiniano, ma piuttosto “protocristiano” e verosimilmente del secondo secolo, dell'età dei padri apologisti (Giustino, Erma, Origene, Clemente alessandrino).

Essi operarono in diretta continuità con le prime comunità cristiane (ricordiamo il nostro papa Sotero che era in stretto contatto con la chiesa di Corinto), essi erano impegnati nelle difesa della fede e della primitiva dottrina dagli attacchi dei pagani, sottolineandone gli elementi di continuità del cristianesimo rispetto alla cultura classica. Giustino nell'apologia indirizzata a Marco Aurelio espone i cardini della fede con importanti dati sul battesimo (pastore di sinistra) e l'eucarestia intesi come necessaria rigenerazione “dall'acqua e dallo spirito”.

Certo la nostra supposizione può essere smentita, e se avessimo fatto l'analisi dello scheletro col carbonio-14, ci saremmo risparmiata tanta fatica e avremmo potuto avere un monumento forse unico e che potrebbe rivoluzionare le nostre convinzioni sulla presenza a Fondi del primo cristianesimo. Potremmo anche giustamente rivalutare il capitolo XI “Religione cristiana predicata a Fondi” della “Storia di Fondi” di Conte-Colino.

Emidio Quadrino

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