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Disabili: Cosa sarà di loro quando i genitori non ci saranno più

 
 

Fondi 06 dicembre 2014

Disabili: Cosa sarà di loro quando i genitori non ci saranno più

Oggi, sabato 6 Dicembre alle ore 17.00 presso la Sala convegni del Castello Caetani avrà luogo l’incontro con “La Comunità di Capodarco e il dopo di noi”.

La manifestazione – promossa dal Comune di Fondi e dal Sistema Bibliotecario Sud Pontino – sarà introdotta dai saluti del Senatore Claudio Fazzone, cui faranno seguito gli interventi del Sindaco di Fondi Salvatore De Meo, dell’Assessore alla Cultura Lucio Biasillo e dell’Assessore ai Servizi sociali Arcangelo Peppe.

L’introduzione è affidata all’Assistente sociale del Comune di Fondi dott. Antonio Marcucci, che modererà l’incontro. Relazionerà sul tema Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco e della Fondazione “Prima del Dopo Capodarco”.

Il “dopo di noi” è un’emergenza sociale alla quale è necessario dare subito risposte. Circa 630 mila sono in Italia le persone con gravi disabilità che avranno bisogno di essere prese in carico quando i genitori non ci saranno più, perché resteranno sole.

Alla luce di questo dato allarmante, in costante aumento – si prevede che entro il 2019 saranno quasi 13.000 le persone in più che vivranno questa condizione –, la Comunità Capodarco di Roma già da tempo è impegnata a sensibilizzare gli Enti locali sull’argomento, sollecitando programmi e risposte adeguati, prospettando modelli di presa in carico rispondenti ai bisogni del “dopo di noi”, senza prescindere dal “durante noi”, dal coinvolgimento delle famiglie.

Don Franco Monterubbianesi ha al suo attivo ben 48 anni di esperienza nel settore della disabilità e di impegno nel cercare di sviluppare tutte le risorse di autogestione, autonomia, capacità dei disabili di essere utili alla società: «La nostra parola d’ordine è stata: integrazione sociale in una diversa normalità della vita. Se si vuole trovare una soluzione adeguata, il problema del “dopo di noi” deve essere affrontato nell’ambito di un grande processo di integrazione sociale dove i protagonisti devono essere il territorio, le famiglie, i giovani. L’ente locale, come coordinatore anche delle forze del territorio, deve prendere a carico il disabile favorendo il suo processo di integrazione in vista della sua autonomia ed emancipazione possibile presente e futura».

«Grazie alla mia professione – afferma il dott. Antonio Marcucci – ho avuto modo di conoscere il lavoro svolto sul nostro territorio da due importanti realtà: la Comunità Alloggio di Capodarco e il Centro diurno l’Allegra Brigata. Entrambe le strutture si occupano di persone con disabilità e in difficoltà e proprio da questo incontro è nata la convinzione che le vere barriere, quelle più difficili da abbattere, non sono quelle architettoniche ma quelle dell’indifferenza».