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Novità sul sarcofago fondano

 
 

Fondi 18 ottobre 2014

Nuova rilettura della fronte del sarcofago alla luce di altre osservazioni

di Emidio Quadrino

L'affermazione e la diffusione del Cristianesimo non fu facile già in Palestina a causa dei giudei che si rifacevano rigidamente alla legge di Mosè. Fuori di Palestina troviamo anche l'opposizione e la critica di scrittori come Tacito, Svetonio, dove si afferma che i cristiani sono “genus hominum superstitionis novae ac maleficae”, cioè uomini di una setta superstiziosa nuova e malefica.

Tali giudizi si possono cogliere ancora in Luciano, in M. Cecilio Frontone, in Plinio il giovane nella lettera a Traiano... Il culmine di questa avversione si può cogliere nell'opera di Celso della prima metà del II secolo, intitolata “Contro i Cristiani” tramandataci da Origene del III secolo.

Gesù, dice Celso, è un personaggio mediocre che ha trovato seguito solo tra gli indotti. Giov. in XVIII, 37: “Io sono re... e son venuto nel mondo per testimoniare della verità”. E in foggia reale è la pettinatura di Cristo nel nostro sarcofago, come pure quella del pastore di destra che noi avviciniamo al Mercurio crioforo dei pagani. Mercurio sulle spalle porta un ariete e con la mano destra (peccato che è frammentata!) a noi pare di vedere, come in tutti i pastori degli altri sarcofagi e in quelli figurati nelle catacombe, una borsa per contenere il vile denaro o altri beni materiali, (abbandonando i quali, dice Erma nella sua opera il Pastore, si guadagna la salvezza).

Celso è contro le credenze cristiane e contro l'idea che il divino si possa incarnare. Nel nostro sarcofago la credenza nel paradiso è già figurata nelle scene bucoliche (pagane, ma non contrarie al cristianesimo), dell'alzato della fronte, Gesù è figlio di Dio che si è incarnato, e con le mani alzate, davanti agli apostoli dà la pace: Giov.XIV,27, ”Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.”. Per Celso è assurdo ritrovare nei racconti biblici,con l'interpretazione allegorica una verità. E in questo concordiamo in quanto nella nostra fronte non ci sono episodi biblici.

 

Sarcofago Fondi VB 05

Questa mancanza, però, per noi ha un altro significato: lo scultore non può narrare episodi se prima il fedele non conosce lo spirito della nuova fede. Per questo noi propendiamo a credere che tutto il nostro sarcofago viene ad assumere il valore di un manifesto della nuova dottrina che si riduce a pochi punti qualificanti: la luce della nuova fede che si adombra nelle trentaquattro strigilature, che dalle spalle di Gesù e degli apostoli, sembrano onde luminose centrifughe limitate solo dai pastori. Giov. VIII,12 “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. Il pastore-Mercurio ha il volto cupo con gli occhi chiusi e la bocca serrata, mentre il pastore di sinistra ha il volto sereno e la bocca atteggiata alla parola e gli occhi aperti per attingere la nuova luce del mondo.

Ci vengono in mente i due pastori di Erma, quello della luce e quello delle tenebre. Inoltre la sua capigliatura è pettinata come quella degli uomini umili. Anche Pietro e Paolo hanno la capigliatura pettinata, in più sono scalzi, come quando Gesù ordinò loro di andare nel mondo:Matt. X,10 “Non fate provvisione ....dei calzari”.

Gli apostoli hanno le mani lungo il corpo, come segno di accoglienza delle pecore smarrite, non solo di quelle di Israele, ma anche quelle dei Gentili: “Ho delle altre pecore che non sono di quest'ovile; ma anche queste io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce e vi sarà un solo gregge e un solo pastore”. Giov. X,16. Il nostro pastore-Gesù porta con la destra una brocca, ed è la brocca che la samaritana gli lasciò quando si allontanò da Gesù e tornò in città a raccontare il colloquio avuto (alcune traduzioni riportano non brocca, ma secchia; la secchia in verità era quasi in dotazione al pozzo che nel nostro caso era profondo 40 metri, la donna non aveva recato con sé la secchia, ma la brocca, in latino hydria. In Giov. IV,13 “Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete e diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

Questa lettura può essere intesa come risposta alla congerie degli attacchi contro il nuovo credo, che culminerà con Celso, e come contenuto e programma della
fede che fin dai primissimi tempi trovò adesioni e discepoli nelle nostre zone, che conobbero il nuovo verbo forse quando Gesù era ancora vivo o subito dopo la sua morte, verso gli anni quaranta.