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Pubblico numeroso per "Pazza" atto unico di Gino Fiore. Il commento

 
 

Fondi 29 agosto 2012

Pubblico numeroso per "Pazza"
atto unico di Gino Fiore. Il commento

Il dramma è stato preceduto dalla tavola rotonda incentrata sul tema "La condizione dei malati di mente oggi in Italia"

Gino Fiore, con grande maestria, è riuscito a buttare il classico sasso nello stagno, portando alla ribalta un argomento perlopiù negato e nascosto dalla grande massa delle persone: la pazzia. Fiore ha rotto il tabù e c'è riuscito portando in scena, sabato 25 Agosto scorso nel chiostro di San Domenico a Fondi, un suo nuovo lavoro, di cui è anche interprete e regista, dall’emblematico titolo: "Pazza".

FOTO VINCENZO BUCCI

Il dramma, atto unico, è stato preceduto da una tavola rotonda incentrata sul tema: "La condizione dei malati di mente oggi in Italia". Presentata dal giornalista e presidente della Pro Loco Fondi Gaetano Orticelli, ha visto come relatori: Salvatore De Meo, Sindaco di Fondi; Padre Agostino Esposito, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Napoli e Caserta; Carlo Di Cicco, Direttore dell’Osservatore Romano; Pino Ionta, medico psichiatra; moderati da Maria Luigia Marino, Presidente del Consiglio Comunale di Fondi. Non ha potuto essere presente il dott. Luciano Delzotti, Psichiatra - Direttore del CIM per un incidente accaduto alla madre.

Il pubblico, numerosissimo, ha ascoltato con grande attenzione quanto illustrato sulla problematica che riveste una grande importanza sociale. Come tutte le malattie, anche per i disagi mentali, ci sono gradualità e non ci sono "pazzi" o sani a tutto tondo, ma diverse tonalità che vanno dal bianco al nero.

Il dramma che ne è seguito è stato interpretato da Anna Maria Aspri (la moglie pazza), Gino Fiore (il marito ingegnere) ed Egidia Salemme (la badante di lei), ha affrontato con grande poesia, ma anche con estrema durezza, il rapporto tra marito e moglie, lei schizofrenica che da due anni rifiuta di farsi visitare e di prendere medicine.
Il marito, come può, d’accordo con uno specialista, gli propina di nascosto nel cibo e nelle bevande farmaci di mantenimento. Di giorno assolve a questo compito un’assistente sociale che non la perde mai di vista; di notte il marito è sempre presente. In un'ora è stato rappresentato quello che succede in un lasso di tempo che va dalle ore 22,30 alle 2,30 della notte, con l'epilogo della morte per strangolamento del marito da parte della incolpevole moglie pazza.

Applausi a scena aperta per gli interpreti che hanno saputo con grande capacità mnemonica e recitativa coivolgere il pubblico presente, regalando una serata di alta cultura e di riflessione convinta.

G.O.

IL COMMENTO

Alle ore 21,00 il sindaco e i convegnisti hanno convintamente illustrato con chiara conoscenza la condizione dei malati di mente alla luce della legge Basaglia con la quale si compì nel lontano 1969 un atto di civiltà e di amore di cui andare fieri. Lo psichiatra rivoluzionario, rifiutando l'idea stessa di trattamento coatto o imposto di autorità, ritenne che alla base del disturbo mentale andassero rintracciati i condizionamenti e le contraddizioni sociali, e che perciò la guarigione presupponesse il superamento dell'alienazione. Di qui pure, la denuncia del carattere repressivo e tutt'altro che scientifico delle istituzioni psichiatriche.
Le argomentazioni mediche e scientifiche sulla condizione dei malati di mente sono state ben comprese dall'uditorio che ha manifestato vivo interesse. Secondo noi il padre provinciale dei francescani ha messo in evidenza, per la cura dei malati, l'approccio umano e solidale dei sani di mente verso questi nostri fratelli sfortunati; ha parlato di comprensione, di sostegno continuo evitando attentamente di colpevolizzare i malati: sono nostri fratelli che vanno amati. Ecco la parola 'Carità', eppure essa è alla base di ogni processo di guarigione: Gesù amava i suoi nemici e noi non possiamo amare veramente i nostri fratelli? Lamentarsi che dopo oltre quaranta anni mancano ancora le strutture e gli interventi per rendere operante la legge, non basta; la nostra è una società cristiana a larghissima maggioranza, ma quanti mettono in pratica il secondo comandamento di Gesù?
La società di oggi è vittima del suo stesso progresso tecnologico e superficiale che aliena le coscienze e isola le personalità per cui si crede di stare insieme, invece la solitudine ci divora. Così presi dalla frenesia di vivere modelli e comportamenti illusori, ci ritroviamo soli e incapaci di comprendere, nel significato etimologico del verbo, le diversità e le pene dei nostri fratelli, e così li releghiamo in strutture pubbliche perché li consideriamo un peso insopportabile: ah, se l'uomo conservasse per l'adulto la stessa tenerezza e cura che prodiga con amore per i propri bimbi sfortunati!
Anche Gino Fiore in “Pazza” non ha rispettato in pieno le istanze di Basaglia. Infatti egli ha procurato alla moglie malata il fior fiore dei medici, ma con scarsi risultati, perché l'ingegnere, occupato tutti i giorni sul cantiere per procurare alla donna ogni benessere, non si è accorto di aver distrutto irrimediabilmente il sogno della quattordicenne innamorata di lui perdutamente.
La donna prova piacere nel ricordare il suocero, che lei crede ancora vivo, mentre è morto da diciannove anni: probabilmente l'uomo le ha usato accortezze che il marito ha trascurato. La “pazza” era stata insegnante di filosofia e storia realizzandosi nel mondo della razionalità e nel simbiotico contatto con gli studenti, ma intorno a sé ha scoperto il deserto, la solitudine che cerca di vincere con viaggi all'estero e con la mondanità. Ma niente da fare, lei voleva il suo sogno giovanile che il marito le ha negato; non lo riconosce più, addirittura gli confessa nel delirio di aver avuto una relazione con un altro, ma prima di lui (cioè dell'estraneo che le è davanti!).
L'uomo dei primi tempi del matrimonio poteva tutto, anche fermare la pioggia e zittire i tuoni; ma ora non può più nulla! Il rigetto del marito è compiuto: lo strangolerà. Questo vuole bene alla moglie, ed appare sincero; nel suo piagnisteo però dimostra ancora una volta di non capire il dramma della donna che si è sentita come una farfalla di primavera che vuole gustare l'essenza dei fiori di un prato dai mille colori. Essa ha avuto ricchezza, però al costo della sua solitudine procurata proprio dal marito che passava i giorni al cantiere.
Dopo l'omicidio la donna resta a terra come inebetita, inconsapevole di quello che ha fatto, poveretta! Era pazza in apparenza e per guarire si doveva superare l'alienazione, quindi non condannabile. In realtà l'ammalato era proprio il marito!
Il dramma, o meglio, la tragedia sembra ricalcare, con le dovute differenze, la pazzia di un'altra eroina: l'Ofelia nell'Amleto di Shakespeare; anche la nostra eroina, come quella era tutta semplicità e innocenza e il marito, prima della prigione del cantiere, l'amava come una creatura angelicata, poi però se ne è dimenticato e paga così con la morte la sua colpevolezza.

E.Q.