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Fondi 11
gennaio 2011
In memoria di un grande fotografo italiano e di
un fondano illustre
La Pro Loco Fondi apprende con commozione della morte, avvenuta ieri
sera 10 gennaio ad Ancona a quasi novantadue anni, del fotografo Benedetto
Trani. Era nato a Fondi il 27 febbraio del 1919. Tra i suoi ultimi lavori,
alla fine del 2006, “La mia Fondi”, volume di formidabili
fotografie che oltre ad ottenere uno straordinario successo, ha cristallizzato
nel tempo la Fondi natia.
Appena
l’anno scorso, Benedetto Trani nel raggiungere il novantunesimo
anno di età, senza perdere un centesimo della sua vitalità
fisica e della energia artistica, presentò a Fondi il lavoro pubblicato
nel mese di dicembre 2009, nel quale racchiuse il suo percorso stilistico
a partire dal 1958 e fino al 2009.
Tema dominante delle fotografie raccolte nel libro, con testi critici
di cinquant'anni di continua attività, è la donna, che Trani
riprese in tutte le età, avvolta dalla luce che emana il suo corpo
e dai colori dei veli che l'avvolgono. Ed infatti il sottotitolo riportato
in copertina è: “Opera in Do(nna) – Armonie e Dissonanze”,
proprio a dimostrazione della centralità della figura femminile
nella ricerca artistica dell'autore.
Trani aveva esordito nel campo della fotografia a 16 anni, partecipando
ai Ludi juvenilis, distinguendosi con una serie di fotografie che già
mostravano il suo talento.
Giovanissimo, fu corrispondente del Messaggero per la provincia di Latina.
Nel 1940, allo scoppio della guerra, fu inviato a Tripoli e quindi oltre
il confine egiziano come corrispondente della Sezione fotografica del
Comando Africa settentrionale. Durante le fasi del secondo ripiegamento
delle truppe italiane a Bengasi, Trani realizzò documenti fotografici
di tale intensità che il regista Augusto Genina ne trarrà
spunto per descrivere ambienti e luoghi nel film "Bengasi".
La pellicola, presentata a Venezia nel 1942, ottenne la Coppa Mussolini
come migliore film italiano e Fosco Giachetti, che ne era interprete con
Amedeo Nazzari, vinse la Coppa Volpi come migliore attore. Trani raggiunse
Ancona nel 1945; un anno più tardi vi aprì il suo primo
studio fotografico. Risale al 1956 la sua prima foto a colori stampata
su carta Colorsprint: ritrae una ballerina del varietà, ripresa
dietro le quinte del Teatro Goldoni mentre si aggiusta le calze a rete.
Trani non si è limitato alla fotografia: a cavallo tra gli anni
'50 e '60, girò un film, 16 millimetri, "Dalle tenebre alla
luce", una storia ambientata a Portonovo.
Oggi Fondi lo piange e lo onora come fondano illustre. La Pro Loco Fondi
auspica iniziative adatte alla sua memoria.
Relazioni esterne della Pro Loco Fondi
Gaetano Orticelli
HANNO SCRITTO DI LUI
"Benedetto Trani, estroso inventore di tinte e forme, molto spesso
gioca coi colori, costruisce immagini secondo linee e punti di luce e
di forza che ben poco spartiscono con l'iniziale realtà, o se ne
valgono quale punto di partenza per una nuova distribuzione di volumi
e di spazi cromatici, sempre sorretta da una tecnica agguerritissima,
tale da prestarsi ai tentativi più avventurosi. Non si tratta di
imitare la natura o, peggio ancora, di imitare l'arte figurativa (che
imita la natura) attraverso interventi manuali in un'operazione chimico-fisica
quale è quella della fotografia; qui siamo di fronte a interpretazioni
personali, a documentazioni visive che riescono ad evocare qualcosa, a
superare il dato tecnico immediato.
Una tendenza, un artista, si giudicano solo sui risultati. In coscienza
ci sembra di dover dire che, quando la grazia l'assiste, Benedetto Trani
riesce veramente ad aggiungere qualcosa al nostro patrimonio di conoscenze
e di emozioni".
Guido Bezzola
"Libero da schemi tradizionali che ancoravano, fino a qualche anno
addietro, il fotocolorista ad un'estrema, fedele, arida riproduzione della
realtà oggettiva, Trani "crea" le proprie fotografie.
Il negativo è per l'autore soltanto il presupposto per costruire
in camera oscura, con giochi di colore, con sovrapposizioni, solarizzazioni
ed innumerevoli artifici, delle immagini che sovente nulla hanno più
da spartire con l'oggetto di partenza. Immagini che provocano in chi le
osserva sensazioni nuove e che appagano l'occhio anche dei più
esigenti appassionati della fotografia a colori.
Ignazio Fontamara
Benedetto Trani, inquieto, in continuo tumulto, proprio perché
trae dall'interiorità la sua forza creativa, scatta e stampa lo
"spirito vitale" del soggetto. Una specie di sortilegio: Un
segreto, irripetibile, rito magico che è proprio dei veri artisti...
'
... L'animus, cioè il temperamento, il carattere esce fuori di
getto dal filmato fotografico a colori o in bianco e nero. I ritratti
psicosomatici sono netti nel ritratto. Il soggetto si confessa, è
lui, con il suo "io", dinanzi al magnetismo dell'artista: risoluzione,
timidezza, avidità, ansia, egoismo, freddezza, cortigianeria, ipocrisia,
ambizione, vanità, tutto esce, indelebile, nella fotografia sferzante
di Benedetto Trani. Ma si, è un colpo di frusta sul viso dell'uomo
o della donna : il ritratto è fatto ed il soggetto vi si specchierà,
nel senso che riconoscerà se stesso come è in realtà,
dentro, non come appare o vuol apparire dinanzi al prossimo. Un'arte,
questa, rara per psicologia e resa. Di qui anche il successo della ritrattistica
di Benedetto Trani, perché i soggetti quasi mai rinnegano se stessi:
sanno che l'artista ha colpito dentro il loro essere e si riconoscono
nel ritratto firmato da un talento della fotografia..."
Cesare Baldoni
"Nell'arco della mia carriera professionale ho avuto l'occasione,
il piacere e l'onore di lavorare con alcuni grandi fotografi. Un vero
fotografo è un professionista che non guarda, ma vede. Ecco, la
sottilissima differenza che esiste tra i verbi "guardare" e
"vedere" è quella che fa il fotografo. Benedetto Trani
fa parte di questa categoria....
Le fotografie di Trani, sfuggendo a qualsiasi oleografia, rappresentano
situazioni o addirittura racconti: sia che si tratti di nudi, di volti,
di paesaggi, di scorci, di particolari. L'amore per le cose. L'amore per
la gente, lo portano a riprendere solitudini, abbandoni, estasi, momenti
di quiete e tutta una svariata gamma di stati d'animo. E le sue sono immagini
che confermano due essenze dell'arte della fotografia La prima, tecnica,
che un grande fotografo è anche un grande stampatore. La seconda
- squisitamente di pochi - che si può fare del colore in bianco
e nero.
Arnaldo Giuliani
"Quando dietro la macchina fotografica c'è Benedetto
Trani, professionista che da 50 anni cattura immagini, emozioni e situazioni
in mezzo mondo, le fotografie in bianco e nero diventano saggi, enciclopedie
umanistiche, riflessioni...
Benedetto Trani racconta la donna con immagini che non sono solo intuitive,
ma interiorizzate, che vogliono andare oltre il visibile e il raccontabile
per arrivare dritte all'anima, alla sensibilità, alla cultura dell'arcipelago
donna Trani non cede mai allo scontato, a quel voyeurismo tanto di moda
quanto meschino, offensivo soprattutto per le donne. Trani non cede al
mercato e con i suoi bianco e nero fa cultura, fa arte, diventa avvenirista,
celebrando sentimenti e situazioni che non hanno età. Le sue fotografie
sono anche cronaca priva di retorica, di arzigogoli, di interpretazioni
di parte. Insomma da Benedetto Trani non si ricevono soltanto lezioni
tecniche, ma emozioni realmente culturali e umanistiche e di conseguenza,
artistiche."
B.L.
"Le lusinghiere espressioni di consenso critico ed artistico che,
nel corso di mezzo secolo e più, hanno stigmatizzato l'opera di
Benedetto Trani non danno, ancora oggi, il senso pieno della profonda
umanità e dell'infinita gamma di sentimenti che egli, da sempre,
esprime attraverso l'incessante lavorio della sua macchina fotografica.
Che diventa bulino, pennello, scalpello d'artista che crea l'opera. Perché
le immagini che Trani coglie con lo sguardo dell'anima, piuttosto che
con l'obbiettivo - e siano esse immagini di paesaggi o di volti - escono
dalla camera oscura già in sembianza di quadri, di opere d'arte
da ammirare, nell'immediata emozione che subito suscitano.
Un risultato raggiunto, oltre al talento innato, nel cogliere l'attimo
"essenziale", con certosina pazienza durante il percorso lungo
e tormentato e gioioso della sua vita di fotografo-cronista, di appassionato
artigiano del grandangolo, di raffinato e sensibile analista della realtà
in ogni sua sfaccettatura; quasi uno zoom umano permanente, fissato a
cogliere l'altrui animo, ma senza invadere mai; senza disturbare o arrecare
disagio." Valeria Dentamaro
"Chi profeta che scienza e tecnica siano tomba dell'arte evidentemente
non ha compreso che l'animo umano ha delle esigenze che mai la tecnica
e la scienza potranno soddisfare. Semmai avviene il contrario, cioè
che esse possano servire alla espressione artistica.
Così è accaduto per la fotografia, la quale non ha ucciso
la pittura, ma le ha offerto un nuovo mezzo. Già la camera ottica
aiutava i "vedutisti" del Settecento (Canaletto compreso) ad
inquadrare il mondo visivo; oggi la macchina fotografica nulla crea da
sola, ma soltanto offre all'artista un mezzo sensibilissimo nel bene e
nel male, per cogliere la realtà, in mezzo alla quale tutti noi
viviamo, quella porzione di umanità, ch'egli solo vede e fa propria
e intende proporre alla nostra attenzione e al nostro dialogo. Conoscenza
perfetta del mezzo e tanta carica umana dentro: e poi via!
Così nasce Benedetto Trani, così fioriscono quelle sue immagini,
figure e paesaggi visti in quel modo, in quel preciso momento, irripetibili.
II mondo che ci circonda, gli esseri che ci vivono accanto, perdono ogni
"quotidianità"- se così posso dire- per diventare
suggestioni, eventi, sentimento.
La macchina da presa è per lui strumento, solo strumento, così
come lo sono le tele e colori, lastre e inchiostri per il pittore o per
l'incisore. Parlo di inchiostri perché anche Trani ci offre una
serie di creazioni in bianco e nero, le più difficili e sottili,
sia per realizzarle che per comprenderle. II bianco e nero ha i suoi toni
e mezzi toni, con essi gioca l'artista con essi avviene il passaggio da
un fatto visivo all'evento della coscienza La fotografia diventa forma
visiva di un contenuto interiore, cioè arte. Il sottile intreccio
degli elementi visivi, come una musica senza parole, diventa messaggio,
partecipazione alla vita interiore.
Così scopriamo che le immagini dal vero di Trani sono in verità
delle invenzioni dove l'umanità, senza drammi apparenti, vive vicende
talora inquiete e laceranti, altre volte serene e commosse ma sempre discrete
e dove il paesaggio ci offre addirittura il suono dello spazio terrestre
e il mistero dell'infinito".
Pietro Zampetti
"Umanità di Benedetto Trani": potrebbe essere, questa,
la formula con cui sintetizzare l'opera di questo fotografo che, da oltre
mezzo secolo, usa il mezzo fotografico nelle sue molteplici possibilità:
espressive, documentarie e, soprattutto, artistiche.
"Umanità" da intendere in senso oggettivo e soggettivo,
per dire, cioè, che Tranì ha, nella sua carriera tanto lunga
quanto apprezzata, costantemente avuto di mira l'infinita varietà
che caratterizza la gente, e questa ricerca della diversificata umanità
è stata fatta con grande senso di umanità da parte dell'artista:
ne è venuta fuori un'opera che - nella estrema differenziazione
di volti, di corpi, di particolari somatici, nonché di condizioni,
di situazioni, di stati d'animo - è profondamente unitaria, in
quanto tutta pervasa da un forte sentimento di partecipazione. Pertanto
ci sembra legittimo affermare che Trani con la sua produzione è
riuscito a dare una testimonianza, che ha un duplice significato: estetico
ed etico, nel senso che, insieme con un elevato valore artistico, le sue
foto presentano un non minore valore umano, costituendo una documentazione
dell'umanità di sempre incarnata nella umanità di oggi.
Si badi: questo amore che Trani porta per l'umanità - e che trova
alta espressione nei ritratti -è sorretto da un virile sentimento,
che nulla concede al sentimentalismo o al populismo. II registro di Trani
ha una straordinaria ampiezza dal momento che la sua ricerca iconografica
comprende paesaggi e figure e, per limitarci a quest'ultime, non si restringe
ad alcuni casi, perché della vita coglie le variegate forme: dalla
solitudine dolente alla sensualità vitalistica, dalla fisicità
più coinvolgente alla interiorità più intensa"
dal dolore all'amore nelle loro molteplici espressioni e metafore.
Le innumerevoli sfumature della sofferenza e della melanconia, della gioia
e del piacere, della concentrazione e della estroversione, hanno trovato
in Trani un cantore, che, a parte qualche propensione all'enfasi, risulta
di grande efficacia: sia sul piano esistenziale che su quello poetico.
Ne sono prova, a parer nostro, non tanto i "nudi", così
cari a Trani" quanto i ritratti di personaggi noti o ignoti: pensiamo
- solo per fare qualche nome - ai ritratti di Caglini e Sgostinelli o
certi volti femminili : di grande intensità e coinvolgimento.
Potremmo allora dire - per riprendere l'indicazione iniziale- che le cose
migliori di Trani sono quelle che nascono dall'incontro con l'umanità
dell'Artista con la quotidiana avventura dell'umanità dei nostri
giorni: La mediazione è favorita da una grande perizia tecnica,
che viene a Trani da un'intera vita a contatto con la macchina fotografica,
anche se a volte proprio questa grande padronanza ci sembra che porti
Trani a privilegiare la sperimentazione tecnica o a ricercare il risultato
ad effetto; in questi casi, la bravura è innegabile, ma il prodotto
dal punto di vista estetico si caratterizza per un eccesso di artificiosità
o narrativa. Tuttavia questo, in genere, è evitato, e allora abbiamo
il Trani migliore: quello che si lascia coinvolgere e sa coinvolgere.
Allora la sua macchina fotografica riesce a fissare momenti di ordinaria
quotidianità con straordinaria incisività, e il risultato
riesce, senza enfasi (proprio perché senza enfasi) a portare alla
luce il senso di un'interrogazione profonda che trova nella fotografia
modalità espressive inedite di grande valore artistico.
Giancarlo Galeazzi |
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