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Fondi 10
marzo 2010
Sicurezza. Bella parola la sicurezza sul lavoro
Andare oltre le aziende e i lavoratori, passare
da un sistema incentrato sulle regole ad uno che interessa principalmente
le singole persone
In continuazione vengono promulgate nuove leggi che dovrebbero assicurare
ai lavoratori un sistema sicuro di apparati che consentano (almeno sulla
carta) di far si che la giornata possa concludersi, per chi deve guadagnarsi
il pane, felicemente a casa e non al pronto soccorso di un ospedale o
peggio ancora all’obitorio. Nonostante ciò i telegiornali
continuano a stilare quotidianamente necrologi di operai.
Tra i fattori generatori di rischio, alle inadempienze da parte delle
aziende rispetto alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro va sommata: la disattenzione dei lavoratori che sottovalutano
i rischi, la perdita di concentrazione e di attenzione alle circostanze
e alle macchine pericolose in quei lavoratori sottoposti ad elevati ritmi
di lavoro, e la tendenza ad evitare dispositivi di protezione allo scopo
di manovrare più agevolmente ed aumentare così la produttività.
Il decreto legislativo comunemente noto come "la 626" ovvero
"la legge sulla sicurezza nel lavoro", ha introdotto importanti
innovazioni nel campo della salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi
di lavoro e, pur senza sostituirsi alla disciplina precedente, cambia
completamente l'impostazione della tecnica di prevenzione. Si passa, infatti,
da una normativa incentrata su un tipo di intervento sostanzialmente "riparatorio"
ad una focalizzata sulla prevenzione e sull'informazione. La normativa,
infatti, non riserva più la gestione della sicurezza al datore
di lavoro e ai suoi più stretti collaboratori ma, in considerazione
della sua importanza, coinvolge tutti i lavoratori nella messa a punto
del sistema di sicurezza, sancendo così il passaggio da un sistema
incentrato sulle regole ad uno incentrato principalmente sulle singole
persone.
E se invece di far rumore con nuove leggi che sistematicamente vengono
disattese o ignorate o peggio ancora “interpretate” anziché
applicate, in lungaggini senza fine, da avvocati e giudici, provassimo
a far funzionare seriamente le ispezioni?
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