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Alfano: “Forse sono un matto a dipingere così, ma sono me stesso”

 
 

Fondi 03 giugno 2009

Alfano: “Forse sono un matto a dipingere così, ma sono me stesso”

Pubblico e consenso di critica alla presentazione della personale di pittura di Nunzio Alfano. La mostra continua fino a domenica 7 giugno 2009 nella sala superiore del castello di Fondi

“Sarebbe facile per me fare dei panorami o cose del genere, ma ho scelto di intraprendere la strada più difficile, che solo i matti come me posso percorrere, quella di essere me stesso e caratterizzarmi nell'essere unico in questo genere di pittura”. Così l'artista Nunzio Alfano, ha commentato la sua arte davanti ad una sala gremita di pubblico, durante la presentazione della sua mostra avvenuta sabato scorso nel castello di Fondi.
A presentare la serata il giornalista Gaetano Orticelli che ha intervistato Alfano e il senatore Claudio Fazzone, presente alla serata. “Alfano porta i suoi sentimenti quando dipinge – ha detto Fazzone – i colori così forti, le linee e lo stile è diventato inconfondibile”.
Presenti alla presentazione anche il viceprefetto Bramini, il generale Lisetti, gli assessori comunali Avallone, Carnevale e De Meo; personalità della cultura e tante persone che hanno seguito con interesse la mostra.
Organizzatrice della personale di Alfano è la Pro Loco Fondi. La mostra gode del patrocinio della Provincia di Latina e del Comune di Fondi. L’ingresso è libero e aperto tutte le sere, nei giorni festivi anche la mattina fino a domenica prossima 7 giugno.

 

NUNZIO ALFANO
Nato a S. Angelo di Mercato San Severino (SA)
Residente a Fondi LT, ove vive e opera da 40 anni

Ha avuto i natali in un paese della Campania di non molti abitanti, con le loro tradizioni semplici e buone, ma che non prendevano in considerazione chi intendeva fare l’artista: per essere una “brava” persona si doveva solo lavorare fisicamente e possibilmente la terra.
Per soddisfare l’interesse per il disegno e la pittura, Alfano lo faceva di nascosto.
Nel corso della sua vita ha avuto diversi amici pittori, attualmente diventati grandi artisti e con loro si discuteva e venivano approfonditi i temi legati all’arte. In Alfano, questi incontri davano gioia e sofferenza allo stesso tempo: sentiva dentro di sé l’amore e l’istinto per l’arte ma allo stesso tempo l’incapacità nell’esprimerla.


Nel 1970, Nunzio Alfano, emigra in America dove inizia a sentire la libertà pittorica e il libero pensiero.
Dopo qualche mese, venne investito dal sacro fuoco dell’arte, iniziando a dipingere quello che la sua ispirazione gli suggeriva.
L’anno successivo, venne chiamato da una nota galleria d’arte statunitense per partecipare ad una collettiva di artisti: i suoi quadri piacquero e venne acquistati da collezionisti.
Il suo morale fu tonificato da questa opportunità: finalmente poteva far vedere a tutti le sue opere. Iniziò a partecipare a tutti i concorsi e le mostre. Nel 1973 Alfano torna in Italia. Continua a dipingere e a conciliare questo suo grande amore, lavorando.

 

Testimonianze

Carmine Cuomo
La pittura di Alfano fa soffermare l'attenzione di quanti sono sensibili all' 'arte vera, quando si lascia prendere da stimoli e sollecitazioni che promanano dal suo animo fervido. Alfano si rifugge da qualsiasi improvvisazione e si spiega con impegno sulle cose che maggiormente lo affascinano, per esprimersi senza mai tradire la componente primaria della sua pittura.
La leggerezza del tocco e una colorazione decisa tra i rossi e i gialli costituiscono le caratteristiche di base di un artista , che intende dialogare in serenità con il suo pubblico che lievita i suoi apprezzamenti convinti, ecco perché il tema dominante della sua arte e il classico nel moderno, per questo si ritiene unico e diventa l'uomo in quanto nell'artista esiste il desiderio di comunicare e comunicare, per Alfano significa conoscere.
Elio Marini
Vedo in Nunzio Alfano la tempra e la gentilezza romantica di un "trovatore". Vedo in questo autodidatta, formatosi giorno dopo giorno alla sola scuola del colore, del sentimento e della natura, il cantore timido, discreto ma bene intonato di situazioni viste o vissute e di ricordi che danno nell'onirico oltre che nella immediatezza dell'immagine espressa.
Ecco allora che il colore ocra o incupito di un ambiente o di uno scorcio paesaggistico riceve anima e luce dal "pentagramma" vario dei toni cerulei dì cielo e mare. Qua è una finestra che si apre alla vista del mare o del cielo, o semplicemente un riquadro azzurro inserito nella stessa opera che da la sensazione del più luminoso ambiente esterno: là una marina solitaria o uno squarcio di cielo accennato oltre la pergola. Ma il diapason del suo canto pittorico raggiunge toni di elevata, sincera e intima poesia nello slancio del bimbo che accarezza il viso della mamma quasi sorpresa da quell'innocente trasporto: nel riposo campestre di donna e in alcuni paesaggi quasi fiabeschi che si potrebbero avvicinare alla migliore scuola naif: nella solenne naturalezza, quasi stilizzata, di cavalli e in altre situazioni in cui sembra vagare l'ombra di Modigliani, di cui Nunzio è ammiratore ma che, per sua precisa ammissione, si stima ben lungi dal voler imitare.
Come pure non si da all'imitazione di nessuno dei grandi artisti, volendo essere sempre e solo sé stesso. In questo contesto di immediatezza, sentimento, ricerca e proposta di temi che trovano la radice primigenia nella sana concezione di una sempre viva e feconda civiltà contadina, ecco che lo scarpone sdrucito acquista una dimensione di dignitosa e significativa presenza davanti alla gentile magnificenza della rosa: ecco che le figure di anziani, proposti in un caratteriale e genuino atteggiamento di pensosa povertà, traspirano la dignità sofferta del lavoro: ecco che dalle piazzette e dai vicoli solitari si propaga la sottile e carezzevole voce del silenzio.
E negli stessi nudi femminili, sensuali però sempre intonati all'insegna del buon gusto, traspare il compiacimento di quanto, in bellezza, possa esser prodiga la nostra naturale vicenda umana.
Enzo Bigoschi
Nunzio Alfano si ritrova a dipingere con il nutrimento poetico della sua terra: il sentimento della memoria reinventa le immagini care del Salento; vuoi che si tratti di personaggi del suo contesto, vuoi che si tratti di donne o di elementi compositivi della sua geografia, rappresentata sempre da una urgenza narrativa che induce il modulo pittorico in forme trans umanizzanti, sempre accese da un ingenuo bagliore d'infanzia.
Guido Ruggiero
L'amore per la pittura che Alfano mostra non consente simili degnazioni sebbene un'attenzione, pur misurata e guardinga, ma speranzosa di positivi risultati. Né siamo spinti da sentimenti emotivi come quello che potrebbe nascere dall'impegno di Alfano.
Questo pittore istintivo, autodidatta, ha due doti che, se non sciuperà in corse febbrili, appaiono positive: il senso lirico delle cose dimorante nella memoria e nell'occhio; e la vocazione al «racconto», congeniale alla sua natura mediterranea.
E vuoi che questo si realizzi in paesaggi di cose e fatti visti in contrade solitarie, disabitate (è forse il sentimento straniante dell'emigrazione dello stesso pittore), vuoi che sia il personaggio, presente in questi luoghi, che si connota come un «superstite» delle diaspore migratorie, vuoi, infine, che egli tragga il personaggio femminile - tratto da qualsiasi contesto temporale e geografico - per esprimerlo nel nudo, colto in una misteriosa e solitaria sensualità.
E ciò per meglio capire, da autodidatta, i misteriosi cammini dell'espressione poetica pittorica ed i legami nascosti con le sue intenzioni, con i suoi fantasmi artistici, spesso indecifrabili alla sua stessa volontà di conoscenza.
Arturo Ursitti
Le vedute di campagna, ritratto con tinte tenui, quasi pastello, esprimono bene la canicola cocente dell'estate. Il sole picchia sulle mura dei casolari, pare che voglia rubare da esse il colore del tempo, il giallo-ocra sporco, ma non può perché le crepe dei calcinacci ne testimoniano la vetustà e la povertà. Una camicia, o una maglia color rosso stesa alla finestra ed una scala a pioli, appoggiata appena alla parete, dicono della presenza umana: ancora non è l'abbandono totale delle campagne e gli alberi ritti e robusti, pare a significare la mollezza dei tempi.
Luisa Beani
Quando un autodidatta che tira avanti la vita tra mestieri diversi e in paesi lontani, da girovago o emigrante, si porta appresso come un indumento intimo la tela per dipingere, beh! vuoi dire che la vocazione c'è ed anche un amore da segnalare, che vanno incoraggiati nella convinzione di pur acquisibili maturità artistiche.
Alfano ha sempre dipinto con il cuore e lo sguardo rivolto alla sua terra salentina, a quell'entroterra rurale, in cui la geografia fisica di tetti, paesaggi con alberi e fiumi, rappresentano la sua «memoria storica». Una storia narrativa in cui lo sforzo della resa è in un linguaggio che vive la tensione di una permanente trasfigurazione.
Aldo Codignola
Sacrale del suo mondo reale nel quale ha vissuto le vibratili esperienze d'infanzia e della prima giovinezza. Alfano dipinge, in fondo, per ritrovare e, forse, ricercare il tempo andato: perciò la sua pittura appare un po' come un «dagherrotipo», paurosa di svisare le realtà vissute ed ora sognate.
Perciò i personaggi vivono nelle cose antiche, una vita di tradizione, forse oggi irreale; e le donne hanno scritto sui volti sorpresi, e intorno alle linee dei corpi nudi, un che di perentorio e di morbidezza perduta, quasi per un'allusiva penetrazione medianica del pensiero e della loro condizione umana.
Gaetano Orticelli
La “forza” di Nunzio Alfano si nota dai colori vivi che imprime nelle sue opere. Non lascia indifferenti, anzi, ti attira ad entrare nelle linee, nelle curve e nei suoi tratti caratteristici. Alfano non si improvvisa: quando dipinge trasferisce sulla tela tutte le sue passioni e l’esperienza di vita.
Nei quadri di Nunzio Alfano non mancano mai gli occhi che lui dipinge in varie parti delle opere. Sono gli occhi che guardano dal didentro il quadro stesso? Oppure, quegli occhi “osservano” il visitatore che attiva la sua attenzione sull’opera? Certo è un particolare che caratterizza l’artista e lo rende riconoscibile tra mille e mille: un’opera di Alfano non si “mischia”, è unica.