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Fondi 17 febbraio 2009
Appello ai parlamentari: "Solo una legge giusta può
dare più sicurezza"
Il Direttore della Caritas dell'Arcidiocesi di Gaeta don Mariano
Parisella
è in sintonia con l’appello in esame.
Caritas Italiana - Fondazione Migrantes -Comunità
di Sant’Egidio – A.C.L.I.
– Fondazione Centro Astalli – Comunità Papa Giovanni
XXIII
Solo una legge giusta potrà davvero rendere più
sicuri i cittadini.
È per questa ragione che, nell’imminenza della discussione
in aula del disegno di legge sulla sicurezza (n.733), rivolgiamo il nostro
appello ai parlamentari ed ai politici italiani confidando in soluzioni
legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi dello Stato
con il rispetto della dignità umana.
La sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie e dello Stato è
infatti un bene prezioso che va perseguito con responsabilità.
Animati non da interessi di parte e a nome di numerose associazioni e
organismi cattolici, esprimiamo la nostra viva apprensione per alcune
tra le norme proposte che, se approvate, influiranno negativamente sulla
vita e la dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza
che pure esse intenderebbero tutelare.
1. Il disegno di legge limita gravemente i diritti della comunità
familiare, prevedendo l’incapacità al matrimonio con effetti
civili per lo straniero privo del permesso di soggiorno.
“Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi
e di fondare una famiglia” (art.16 della Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo).
Si tratta di un diritto fondamentale della persona, inalienabile anche
per coloro che sono in posizione amministrativa irregolare.
Per i credenti l’intangibilità del matrimonio consegue inoltre
dalla sua elevazione a sacramento, la quale fonda il dovere della comunità
politica “di onorare la famiglia” assicurandole “la
libertà di costituirsi” proprio attraverso il patto di matrimonio
(Catechismo della Chiesa cattolica, n.1601, 2211).
D’altra parte la possibilità di vivere legalmente in famiglia
– talvolta usufruendo per sé e per i figli della posizione
di regolarità amministrativa mutuata dal coniuge - assicura non
solo serenità e stabilità a uomini, donne e minori, ma evita
loro percorsi di marginalità garantendo alla nostra società,
e in questo modo davvero, una maggiore sicurezza.
2. Il disegno di legge introduce il reato di ingresso e permanenza illegale
sul territorio dello Stato.
Si tratta del cosiddetto “reato di clandestinità” che,
se confermato, costringerebbe lo Stato a celebrare con inutile spesa decine
di migliaia di processi che si concluderanno, in caso di condanna, con
la comminazione di una sostanziosa pena pecuniaria di fatto inesigibile
a carico di indigenti, o comunque di non abbienti.
Persone, vale la pena ricordarlo, giunte nel nostro Paese sospinte da
necessità gravi, non di rado anche a rischio della loro stessa
vita.
Già l’esperienza di altri paesi europei ha dimostrato che
l’adozione di legislazioni penalizzanti nei riguardi dell’immigrazione
più disperata non solo non aiuta a contrastare e governare il fenomeno
della irregolarità ma rende addirittura più inefficace la
risposta dello Stato, colpendo le vittime invece che i loro approfittatori.
Non è in questione il diritto dello Stato di regolare le migrazioni
e controllare efficacemente la proprie frontiere, ma non bisogna confondere
i criminali con i migranti, riguardo ai quali è consueto che “ci
si soffermi sul problema costituito dal loro ingresso e non ci si interroghi
anche sulle ragioni del loro fuggire dal Paese d'origine.
La Chiesa guarda a tutto questo mondo di sofferenza e di violenza con
gli occhi di Gesù, che si commuoveva davanti allo spettacolo delle
folle vaganti come pecore senza pastore” (Messaggio di Sua Santità
Benedetto XVI per la giornata mondiale del migrante del rifugiato del
2006).
Se dunque si vuole davvero una diminuzione dei flussi clandestini “La
scelta più appropriata è quella della cooperazione internazionale,
che mira a promuovere la stabilità politica e a rimuovere il sottosviluppo”
(Messaggio di Sua Santità Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale
del migrante e del rifugiato del 1996).
3. il disegno di legge prevede che la detenzione dei migranti irregolari
nei centri di identificazione per l’espulsione potrà giungere
sino a diciotto mesi, quando l’esperienza di ormai un decennio di
attuazione della legge sull’immigrazione
( Bossi - Fini, Turco - Napolitano) mostra come le verifiche necessarie
a valutare l’effettiva espellibilità, dai Centri di Permanenza,
di un soggetto si esauriscano mediamente in un tempo molto inferiore (esattamente
calcolato nella legge attuale tra i 30 e i 60 giorni) con la conseguenza
che il maggiore periodo di detenzione amministrativa, assorbendo ingenti
risorse che meriterebbero più positiva destinazione, si trasformerà
in una sofferta privazione della libertà personale priva di scopo
pratico.
4. Il disegno di legge prevede - sia per i residenti italiani che per
quelli stranieri regolarmente soggiornanti - il divieto di iscrizione
anagrafica in mancanza della disponibilità di un alloggio dotato
di idonea certificazione dei requisiti igienico-sanitari, relegando le
persone senza fissa dimora in uno speciale registro presso il Ministero
dell’interno.
A causa della scadente qualità media delle abitazioni italiane
– specie nei comuni o centri storici, nelle zone rurali e nei quartieri
popolari antecedenti ai piani regolatori – questa norma, se approvata,
condurrebbe al blocco in massa delle iscrizioni o variazioni anagrafiche,
lasciando senza residenza un’ampia porzione della popolazione pur
legalmente presente sul territorio.
Diverranno allora difficili il sostegno pubblico alle famiglie in difficoltà,
il controllo sulla scolarizzazione dei minori, la programmazione dei servizi,
la notifica degli atti legali e molte altre funzioni civiche e costituzionali,
rendendo improvvisamente non rintracciabili e meno tutelate vaste fasce
della popolazione, incluse le persone senza fissa dimora, schedate in
un archivio non comunale e privo di oggettive connessioni con le necessarie
funzioni di servizio sociale.
5. Il disegno di legge prevede l’onere di esibizione del titolo
di soggiorno per la presentazione di istanze o l’ottenimento di
autorizzazioni od atti riguardanti lo stato civile delle persone; nonché
per l’accesso ai servizi pubblici.
Questa norma renderebbe inaccessibili agli stranieri irregolarmente soggiornanti
servizi pubblici anche essenziali, mettendone in alcuni casi a rischio
la sicurezza della vita e della salute, senza alcun giovamento ed anzi
con maggiore danno per la pubblica sicurezza.
Verrebbe inoltre pregiudicato il compimento di atti di stato civile fondamentali,
primi fra tutti la richiesta delle pubblicazioni per il matrimonio e la
stessa formazione degli atti di nascita dei minori stranieri, con grave
pregiudizio per la certezza dei rapporti familiari e di stato civile,
pregiudicando l’esercizio dei diritti e dei doveri nascenti dalla
relazione di coppia e dal legame di procreazione.
6. È infine possibile che tra gli emendamenti al disegno di legge
ne vengano votati alcuni che, confondendo il giusto obiettivo di ridurre
l’irregolarità con l’accanimento nei riguardi delle
persone prive del permesso di soggiorno, aggraverebbero ancor più
la penosa condizione dei “forestieri più vulnerabili; vale
a dire i migranti senza documenti, i profughi, coloro che hanno bisogno
d’asilo, i profughi a causa di persistenti, violenti conflitti in
molte parti del mondo e le vittime – in maggioranza donne e bambini
- del terribile crimine che è il traffico di esseri umani”
(Messaggio di Sua Santità Giovanni Paolo II per la giornata mondiale
del migrante e del rifugiato del 2003).
In particolare sarebbero inaccettabili la limitazione del fondamentale
diritto alle cure mediche essenziali per tutti e l’introduzione
dell’obbligo di segnalazione alla polizia dello straniero privo
del permesso di soggiorno che chieda di essere curato.
Ben consapevoli della complessità delle sfide, dei problemi e delle
risorse che il fenomeno dell’immigrazione comporta, confidiamo nell’ascolto
attento e nella riflessione paziente del legislatore, certamente capace
di concludere il dibattito parlamentare rispondendo alle necessità
attuali con fermezza ma anche con lungimiranza e civiltà.
Perché garantire il rispetto e la dignità delle persone
divenga il primo obiettivo di leggi giuste che diano sicurezza e serenità
a tutti i cittadini.
Il Capo Ufficio Stampa
diacono Marcello Rosario Caliman
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