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Fondi 01
maggio 2008
Oggi, primo maggio e festa internazionale del lavoro,
la Chiesa ricorda San Giuseppe Lavoratore.
L’Arcivescovo di Gaeta S.E. Mons. Fabio Bernardo
D’Onorio in occasione della festività del Primo
maggio affida a tutto il popolo di Dio che è nella Chiesa di Gaeta
le riflessioni espresse stamattina dal suo illustre ospite il Cardinale
S.E. James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore della
Santa Sede.
Ha ricordato Sua Eminenza di essere nato a Baltimora l’8 marzo 1932
e quindi aveva 23 anni quando nel 1955 come seminarista era ospite del
Collegio pontificio che accoglieva seminaristi del Nord America (canadesi
e statunitensi).
Ricorda ancora con commozione quando si recò in Piazza San Pietro
con altri seminaristi e ascoltò il Santo Padre Pio XII
che annunziava l’istituzione della Festa di Giuseppe lavoratore
fissandola al 1° maggio.
La festa dei lavoratori fino a quel momento era appannaggio esclusivo
della cultura social -comunista.
L’annunzio fu accolto dai presenti con un grande boato di gioia.
Il Cardinale S.E. James Francis Stafford quindi aggiunge: “in
quegli anni il comunismo dell’est era un pericolo concreto per tutto
il continente europeo e per la chiesa cattolica. Il Santo Padre con l’istituzione
della festività di san Giuseppe lavoratore riaffermava la centralità
del lavoro nella cultura cristiana, sin dai testi evangelici. Abbiamo
avuto grandi pontefici che ci hanno donato magisteri importanti: come
non ricordare papa Leone XIII di cui la più famosa enciclica fu
la Rerum Novarum con la quale vi fu una svolta nella Chiesa cattolica,
ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida
spirituale internazionale. Fu attribuito a Leone XIII l’appellativo
di Papa dei lavoratori e di Papa sociale, infatti scrisse l’enciclica
con la quale formulò i fondamenti della dottrina sociale della
Chiesa. Papa Pio XII ha evidenziato che l’uomo non esiste per il
lavoro ma il lavoro per l’uomo. San Giuseppe Lavoratore ci ha ricordato
due cose: che il padre putativo di Gesù e lo sposo di Maria madre
di Dio era un onesto carpentiere e che il Signore ha scelto come famiglia
del suo figlio unigenito quella di un lavoratore, uomo giusto. Al centro
dell’umanità deve esserci la dignità del lavoro e
in tal senso occorre impegnarsi”.
Non va dimenticato infine che in questi primi anni del suo pontificato
il Santo Padre Benedetto XVI è intervenuto spesso
sulle problematiche del mondo del lavoro reclamando con forza il primato
della dimensione umana del lavoro, contro ogni sfruttamento e idolatria.
Già nel suo primo discorso da Pontefice pronunciava due volte la
parola “lavoro”: si definiva un semplice e umile “lavoratore”
nella vigna del Signore, sottolineando di sentirsi consolato dal fatto
che il Signore “sa lavorare” e agire anche con strumenti insufficienti.
Insieme, dunque, il lavoro di Dio e il lavoro dell’uomo: “il
lavoro – ha affermato Benedetto XVI – rientra nel progetto
di Dio sull’uomo … è partecipazione alla sua opera
creatrice e redentrice”.
Per questo “è la persona il metro della dignità del
lavoro”.
Arcivescovo, che ha sempre dimostrato nella sua vita pastorale grande
attenzione per le problematiche inerenti il mondo del lavoro, formula
i più fervidi auguri a tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Il Capo Ufficio Stampa
Marcello Caliman - diacono
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