| |
Fondi 15
maggio 2008
Il Consiglio regionale del Lazio, ha approvato ieri 14 maggio all’unanimità,
la legge regionale sull’architettura sostenibile e la bioedilizia.
Il provvedimento è frutto del lavoro congiunto della Giunta e del
Consiglio, ed è arrivato all’approvazione grazie all’intesa
bipartisan fra maggioranza e opposizione.
La legge ha l’obiettivo di promuovere la qualità e la sostenibilità
ambientale degli edifici, tanto pubblici quanto privati, introducendo
norme obbligatorie per il rilascio delle concessioni edilizie e per quanti
effettuano lavori di ristrutturazione straordinaria utilizzando lo strumento
della dichiarazione di inizio attività (Dia), salvaguardando solo
i procedimenti edilizi già in corso. “Dal giorno dell’entrata
in vigore della legge nessuno nel Lazio potrà più richiedere
licenze edilizie senza prevedere negli edifici sistemi di risparmio idrico
e di produzione di almeno 1 kilowattora di corrente elettrica e del 50%
dell’acqua calda a partire da fonti rinnovabili” ha spiegato
l’assessore. In particolare per il risparmio idrico sarà
obbligatorio realizzare sistemi di recupero delle acque piovane, di riuso
delle acque grigie per gli usi compatibili, di istallazione di cassette
con scarichi differenziati nei bagni e di rubinetteria dotata di miscelatore
aria-acqua.
Un’altra parte della legge, che per essere operativa ha bisogno
di norme di attuazione cui deve provvedere entro sei mesi la giunta, prevede
invece incentivi e contributi per quanti volontariamente decideranno di
realizzare edifici a uso abitativo, commerciale e industriale, che rispettino
le regole previste dal Protocollo regionale sulla bioedilizia. Norme che
prevedono il risparmio di energia e di acqua, l’utilizzo di materiali
ecologici e non nocivi per la salute umana, e la realizzazione di costruzioni
che garantiscano benessere e sicurezza a chi li abita o ci lavora. La
certificazione del rispetto di queste norme sarà affidata a professionisti
estranei alla progettazione e alla costruzione, mentre i controlli sono
delegati ai Comuni. Altro punto qualificante della legge è aver
previsto l’obiettivo di ridurre la pressione degli insediamenti
urbani sui sistemi naturalistici, al tempo stesso privilegiando il recupero
di aree degradate piuttosto che il consumo di nuovo territorio. Infine,
ma non meno importante, l’aver previsto che i fondi destinati a
interventi di edilizia residenziale pubblica siano vincolati per il 60%
alla realizzazione di edifici che perseguono i fini stabiliti dal Protocollo
sulla bioedilizia.
|
|
|