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  Presentazione italiana a Fondi del volume: Giuseppe De Santis, la trasfigurazione della realtà  
 


Domenica 10 febbraio, presentazione del volume:

GIUSEPPE DE SANTIS
LA TRASFIGURAZIONE DELLA REALTA’
THE TRANSFIGURATION OF REALITY

In occasione dei 90 anni dalla nascita e nel decennale della scomparsa di Giuseppe De Santis (1917-1997) l’Associazione a lui intitolata e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno editato un volume bilingue curato da Marco Grossi.
La monografia è stata presentata in anteprima il 14 dicembre scorso al Museum of Modern Art di New York - nell’ambito della retrospettiva su De Santis organizzata da Cinecittà Holding e dal Department of Film del MoMA - dove è stata giudicata molto positivamente, è risultata vendutissima al bookshop del Museo ed ha tra l’altro riscosso gli apprezzamenti del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, presente a New York in visita ufficiale.
Domenica 10 febbraio alle ore 17.30 presso l’Auditorium comunale di Fondi - città natale di De Santis - avrà luogo la prima presentazione italiana del volume, che sarà aperta dai saluti del Sindaco di Fondi, Luigi Parisella, e del Presidente del Parco dei Monti Aurunci, Giovanni Ialongo. Parteciperanno all’incontro Marcello Foti, Direttore Generale del Centro Sperimentale di Cinematografia; Orio Caldiron, Ordinario di Storia e Critica del Cinema all’Università “La Sapienza” di Roma; l’On. Domenico Di Resta, Presidente Commissione Attività Produttive della Regione Lazio; Raniero De Filippis, Direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio; Pierluigi Avallone, Assessore alla Cultura del Comune di Fondi; Marco Grossi, Segretario dell’Associazione Giuseppe De Santis e curatore del volume. Gli interventi saranno coordinati da Virginio Palazzo, Consigliere delegato dell’Associazione. Nel corso della manifestazione sarà proiettato il documentario in lingua italiana “De Santis et Moretti citoyens et cinéastes” di Andrea Martini, prodotto nel 1995 dalla rete TV franco-tedesca ARTE e inedito in Italia.
Il libro si compone di saggi inediti di registi, storici del cinema e critici (Carlo Lizzani, Ettore Scola, Andrea Martini, Valerio Caprara, Callisto Cosulich, Adriano Aprà, Goffredo Fofi, Paolo Mereghetti, Mino Argentieri, Orio Caldiron, Vittorio Giacci, Marco Grossi, Tatti Sanguineti, Luca Bandirali, Giacomo Gambetti, Mario Silvestri, Giorgio Simonelli, Marina Cipriani) e di testimonianze di registi raccolte per l’occasione (Bernardo Bertolucci, Francesco Rosi, Giuliano Montaldo, Marco Bellocchio, Constantin Costa-Gavras, Pavel Cuchraj, Ferzan Ozpetek, Citto Maselli, Marco Tullio Giordana, Mario Martone). E’ inoltre corredato da ben 280 immagini, tra foto di set e fotogrammi tratti dalle pellicole dei film. Raccoglie infine una ricchissima bibliografia ed il soggetto inedito “I fatti di Andria”, che è tra i progetti più belli di De Santis, uno dei tanti che non gli è stato consentito di portare sullo schermo.
Dodici lungometraggi e un mediometraggio, una trentina di film scritti e mai realizzati per censure politiche e ostracismi produttivi ma anche per una personale intransigenza morale che finì per obbligarlo all’inattività. Molti successi e riconoscimenti internazionali, dalle nomination agli Oscar al Leone d’Oro alla carriera, dal Globo d’Oro al Nastro d’Argento. L’impegno politico inteso come strumento per le conquiste democratiche della società italiana. L’idea di un cinema, costruito sulla potenza evocativa dell’immagine, che contribuisca a formare una coscienza civile. Il legame affettuoso con la città natale, Fondi, e con la cultura contadina. La scoperta e la valorizzazione di volti e corpi (Silvana Mangano, Lucia Bosé, Marina Vlady, Raf Vallone) che alimenteranno per decenni l’immaginario collettivo degli spettatori. L’attenzione protofemminista al ruolo della donna nella società e la messinscena di un eros gioioso. La dedizione nei confronti dei suoi allievi di recitazione e regia. Tutto questo è stato Giuseppe De Santis, uno dei padri fondatori del neorealismo e, prima ancora dell’approdo dietro la macchina da presa, il più acuto e battagliero critico cinematografico italiano dei primi anni ’40.