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Finanziaria. Sudata vittoria: Il 5x1000 resta e cresce

 
 

 

BOCCATA D’OSSIGENO PER ENTI E ASSOCIAZIONI

EDOARDO PATRIARCA


S i è conclusa positivamente la vicenda assai tormentata del 5 per mille. La vasta mobilitazione delle associazioni, del Forum del Terzo Settore e l’impegno profuso dall’Agenzia per le Onlus e per il Terzo Settore a sostegno della stabilizzazione di questa forma complementare di finanziamento, ha trovato ascolto nel governo: il nuovo (e definitivo) testo della Finanziaria fornisce una risposta chiara e un quadro più certo sulle risorse disponibili.
È un risultato di non poco conto in tempi di contenimento della spesa. Nel 2008 la cifra stanziata è di 400 milioni, per il 2009 si sono reperite risorse per altri 380 milioni (inizialmente ne erano state previsti 100), da aggiungere 500 mila euro per garantire l’erogazione tempestiva dei contributi. Una copertura significativa che permetterà all’intero mondo del non profit di poter usufruire nei prossimi due anni di risorse piuttosto rilevanti per il sostegno alle proprie attività. Si tratta ora di utilizzare i due anni davanti a noi per affinare il meccanismo e rendere la norma stabile così che non sia più la legge finanziaria di anno in anno a doverne determinare entità e modalità.
Credo fossero pochi coloro che prevedevano un successo di tal portata: nel 2006 sono stati quasi 16 milioni i contribuenti (il 60 per cento del totale) a indicare una destinazione per il 5 per mille, e tra questi 9 milioni circa hanno scelto il Terzo Settore. I primi dati del 2007, pubblicati dall’Agenzia delle entrate, confermano il trend.
Che riflessione se ne ricava? Anzitutto la manifestazione, inaspettata, di una cittadinanza fiscalmente attiva e matura che apprezza la libertà e l’autonomia di scelta; in seconda battuta la fiducia in una norma che promuove il principio di sussidiarietà, di norma poco praticato nel nostro Paese, e la fiducia nel Terzo Settore riconosciuto protagonista di un welfare comunitario in grado di rispondere in modo efficace alle esigenze della popolazione.
Ma i cittadini non firmano cambiali in bianco, la fiducia va continuamente conquistata: il principio di sussidiarietà, come ricordava Enrico Letta, determina anche un impegno per le organizzazioni che ricevono il contributo. Si dovranno individuare meccanismi che prevedano forme di cofinanziamento dei progetti, la rendicontazione attiva oltre quanto già previsto dalla legge (ad esempio bilanci di missione, illustrazione dei progetti su cui si chiede il contributo, la comunicazione dei risultati e degli obiettivi raggiunti), la trasparenza nell’utilizzo delle risorse con un bilancio economico a parte.
Si tratta infine di ridurre drasticamente i tempi di assegnazione e di limitare le asimmetrie informative e organizzative presenti nel Terzo Settore. Nel rispetto della libertà del contribuente, sarebbe infatti auspicabile ridurre l’eccessiva polverizzazione delle assegnazioni e al contempo la troppa concentrazione delle risorse su un numero ristretto di organizzazioni. Ad esempio, si potrebbe garantire una rete di consulenza per le piccole organizzazioni che chiedono di accedere al 5 per mille (penso ai centri di servizio per il volontariato) e una campagna promozionale comune gestita dalla stessa Agenzia per il Terzo settore.

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