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Turismo. Richiesti più soldi per il turismo nella Finanziaria

 
 

 


Il turismo italiano deve continuare la sua trasformazione. I nodi che bloccano lo sviluppo del settore sono ormai noti: strategie di promozione carenti e sistema ricettivo inefficiente, inadeguato e costoso. Da questi punti parte il secondo rapporto Glocus sul turismo, “The next big thing”, presentato questa mattina a Roma. Ed è proprio sull’offerta ricettiva italiana che il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli punta: “Circa il 30 per cento dei turisti italiani trascorre le vacanze in case prese in affitto. Per questo propongo una battaglia per introdurre una tassa unica del 20 per cento sugli affitti, in modo da far emergere tutto il sommerso che riguarda le case affittate”, ha dichiarato il ministro. E ancora misure di “sostegno ai comuni ad alta densità turistica” e “alle città d'arte” per far fronte all'emergenza “decoro” legata al “turismo mordi e fuggi” e far crescere le dimensioni degli alberghi”. Rutelli ha parlato anche della possibilità di introdurre la detraibilità dell'Iva sul turismo congressuale, di un maggiore ruolo di promozione del paese che dovrà essere svolto dall'Enit e di ulteriori iniziative per incrementare la destagionalizzazione anche per le fasce meno abbienti.
“Il turismo italiano si deve svegliare - ha sollecitato, infine il ministro dei Beni culturali -. Credo che la finanziaria di quest'anno - sia l'occasione per vedere se sul turismo ci siamo dati una svegliata”. Dal rapporto emerge che il mercato turistico odierno si trova di fronte a cambiamenti che potremmo definire storici, con effetti rilevanti sia dal punto di vista della domanda, sia dal punto di vista del prodotto turistico, che a tale domanda cerca di, o meglio deve, adeguarsi. L’analisi dell’evoluzione della domanda turistica appare quindi un utile, quanto necessario, punto di partenza per comprendere in che modo tornare a essere competitivi sullo scenario turistico internazionale. Quello che emerge dall’analisi, è che di fronte ai grandi mutamenti strutturali del mercato reale, anche l’approccio psicologico del turista alla vacanza, e quindi le sue stesse esigenze, registrano modifiche sostanziali. Ma cosa sappiamo di questi nuovi turisti? Ben poco. Sappiamo cose “pittoresche” dei turisti cinesi (la loro alimentazione, le loro abitudini comportamentali, ecc.), nulla della loro antropologia, della loro cultura, del loro simbolismo. Sappiamo poco anche dei turisti del mondo arabo e sul Brasile siamo ancora fermi alle immagini che alimentano il nostro “outgoing”. Ma questi “new comers” sfuggono al controllo e alla capacità di governo. Lo scenario turistico della domanda non cambia solo perché i nuovi mercati si aggiungono a quelli vecchi, ma perché si modificano anche i comportamenti dei mercati tradizionali, compreso quello italiano. Cambia, inoltre, lo schema del turista: c’è il “culturale” che è attratto sì dalla fama della città, ma poi chiede esperienze ed emozioni.
Non meno “ludico” è il turista “balneare” che non disdegna gli appuntamenti culturali. Poi c’è il turista “a cinque stelle” che mangia e si veste solo “a cinque stelle. Ormai la scelta si fa secondo l’umore, le opportunità e le necessità del momento. Secondo il rapporto Glocus, Roma ha un’offerta ricettiva minore rispetto alle sue potenzialità soprattutto per quanto riguarda gli alberghi. E proprio questo settore rischia di vederla esclusa dai circuiti dei tour operator che faticano a trovare sistemazioni ai passeggeri in arrivo nella Capitale. Il 62 per cento degli alberghi è di livello qualitativo medio/basso e solo l’8 per cento appartiene a categorie di lesso (cinque stelle). Alberghi, quindi, non adeguati ad accogliere il nuovo fenomeno di “lusso di massa”, che origina da sempre più aree del mondo, e in particolare dai cinque paesi emergenti (Cina, Russia, Brasile, India ed Emirati Arabi. La Capitale, in termini di domanda, con 11,2 milioni di arrivi, si posiziona al terzo posto dopo Londra (26,6 mln) e Parigi (15,4 mln).
Il numero di turisti che scelgono di visitare la nostra capitale non è ancora riuscito a raggiungere le città concorrenti. Ma l’incremento straordinario dei turisti nella Capitale, in questi ultimi anni, sembrerebbe per buona parte potersi attribuire a una politica culturale che, sul modello di Londra, è al passo coi tempi; una politica che è fatta di importanti iniziative culturali (Notte Bianca, Estate Romana, Festa del Cinema) da un lato, e architettonico-urbanistiche (Parco della Musica, Nuova copertura dell’Ara Pacis), dall’altro; una politica che, sempre più, sta rendendo anche Roma una città in cui stare e tornare, al pari di quanto accade nelle altre grandi metropoli europee.


fonte: Il Velino

 
 
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