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CINQUE PER MILLE, UNA NOTIZIA BUONA E UNA CATTIVA

 
 

 

Il cinque per mille torna a far discutere.
Nonostante siano passati due anni dalla sua introduzione con la legge 23 dicembre 2005 n. 266 non si è ancora consolidato come strumento di sussidiarietà fiscale.

La proposta di legge della finanziaria di quest'anno, all'art. 84 (unico articolo in cui viene fatto riferimento al cinque per mille) sancisce l'incremento di spesa per il 2007, alzando il tetto, di cui al comma 1237 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n.296, da 250.000 a 400.000. Tuttavia, questa notizia positiva è controbilanciata dall'assenza di disposizioni sul cinque per mille per l'anno 2008.

Non una parola sulla sua presenza, sugli eventuali soggetti beneficiari, sulle tempistiche. Eppure, il cinque per mille, come dimostrato in questi due anni, ha avuto numerosi consensi e adesioni. A questo punto, ci si chiede se sia stata una dimenticanza da parte del governo come quella dello scorso anno oppure la sua definitiva cancellazione. Entrambe le opzioni non sono confortanti. Il fatto di essersi nuovamente dimenticati del cinque per mille rappresenta un segno di indifferenza, sia nei confronti del terzo settore sia nei confronti dei cittadini che hanno scelto di destinare una quota del loro reddito al suo finanziamento.

Ricordiamo che i dati stimati relativi al cinque per mille degli scorsi anni sono estremanente positivi e non possono, a nostro avviso, essere ignorati. Nel 2006, circa il 61% dei contribuenti ha espresso la sua volontà di destinare parte del proprio reddito ai beneficiari del cinque per mille (vedi nel dettaglio); su un gettito totale Irpef di 131,9 miliardi di euro (dichiarazioni 2006, periodo d'imposta 2005), quello destinato all'istituto in esame si attesta attorno alla soglia dei 400 milioni di euro. Nel 2007, invece, i contribuenti che hanno espresso la loro preferenza verso i destinatari del terzo settore sono stati all'incirca il 59,1%.

a cura di Federica Lorusso
Studio Sciumé & Associati