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FondiFilmFestival2007. Programma di sabato 22 settembre

 
 

 

Fondi Film Festival - VI edizione - 17/23 settembre 2007 Auditorium comunale - Fondi (LT)

Sabato 22
OMAGGIO A GILLO PONTECORVO
18.00: “La battaglia di Algeri” (1966, Gillo Pontecorvo, 121’)
CONCORSO CINEMA &/È SCUOLA – Accademia dell’Immagine, L’Aquila
21,00: Proclamazione dei vincitori
DOLLY D'ORO GIUSEPPE DE SANTIS 2007
21,15: Ettore Scola premia Alessandro Angelini
21,30: “L’aria salata” (2006, Alessandro Angelini, 87’)

La battaglia di Algeri
Anno 1966
Durata 121’
Origine Algeria-Italia
Colore B/N
Genere Drammatico
Formato Panoramico
Produzione Antonio Musu per Igor Film (Roma) e Yacef Saa-di per Casbah Film (Algeri)
Distribuzione Magna
Note Candidato all’Oscar nel 1966 per il miglior film straniero e nel 1968 per la miglior regia e la miglior sceneggiatura originale. Nastro d’Argento 1967 a Gillo Pontecorvo come regista del miglior film. Leone d’Oro al XXVII Festival di Venezia (1966), dove ha ricevuto anche il premio della critica internazionale. Dea d’Argento al Festival dei Festivals di Acapulco (1966)
Soggetto Franco Solinas
Sceneggiatura Franco Solinas, Gillo Pontecorvo
Fotografia Marcello Gatti
Regista della seconda unità Giuliano Montaldo
Montaggio Mario Serandrei, Mario Morra
Scenografia Sergio Canevari
Musiche Gillo Pontecorvo, Ennio Morricone
Arredamento Giovanni Axerio
Costumi Giovanni Axerio
Effetti Aldo Gasparri
Regia Gillo Pontecorvo
Interpreti Yacef Saadi (Saari Kader), Jean Martin (Colonnello Philippe Mathieu), Brahim Haggiag (Alì La Pointe), Michèle (Samia), Fawzia El Kader (Halima), Ugo Paletti (Capitano), Tommaso Neri (Capitano Dubois), Mohammed Ben Kassen (Omar), Kerbash (Fathia), Franco Morici
Sinossi Algeri, 7 ottobre 1957. I parà del colonnello Mathieu circondano il nascondiglio dell’unico superstite del Fronte di Liberazione Nazionale algerino, Alì La Pointe, e minacciano di far saltare con la dinamite la casa. Questi, in attesa della morte, ripercorre con la memoria gli avvenimenti nei quali, da sfruttatore di donne e pregiudicato comune, è maturato in uomo cosciente del suo diritto alla libertà. Tre anni prima, nel novembre 1954, la lotta era cominciata liberando la Casbah dai germi della malavita per fare della cittadella araba la roccaforte della rivoluzione: poi era esplosa con scontri individuali ed azioni terroristiche che avevano provocato reazioni da parte della popolazione francese. Nel gennaio del 1957 erano giunti il colonnello Mathieu ed i paracadutisti che, con un’azione militare e poliziesca non priva d’intelligente organizzazione e non aliena da sistemi di tortura, avevano progressivamente smantellato l’organizzazione algerina e risalita la piramide dei collegamenti fino ad isolare La Pointe e scoprirne il nascondiglio. Morto Alì La Pointe, la rivoluzione appare sedata. Ma nel dicembre del 1960 tutto ricomincia quasi per incanto e due anni dopo l’Algeria ottiene l’indipendenza.

Sezione “Dolly d’oro Giuseppe De Santis” IX edizione
L’Associazione ha istituito nel 1999, alla memoria del Maestro, un riconoscimento per le giovani leve del nostro cinema: il “Dolly d’oro Giuseppe De Santis”, attribuito al miglior regista emergente dell’anno. Con il premio - una statuetta in bagno d’oro che raffigura un dolly in miniatura, simbolo della cifra stilistica di De Santis - ci si propone di rinnovare l’attenzione che il regista di Fondi aveva sempre rivolto ai giovani che muovevano i primi passi nel mondo del cinema. A partire dalla V edizione il premio - dopo essere stato ospitato dalla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e dal Torino Film Festival - viene attribuito nel corso del FONDIfilmFESTIVAL. Questi i vincitori delle precedenti edizioni: Marco Bechis, Alessandro Piva, Paolo Sorrentino, Andrea Porporati, Francesco Patierno, Antonio Bocola e Paolo Vari, Vincenzo Marra, Kim Rossi Stuart. Il “Dolly d’oro Giuseppe De Santis” 2007 premia l’esordiente Alessandro Angelini per L’aria salata (2006).

L’aria salata
Anno 2006
Durata 87’
Origine Italia
Colore C
Genere Drammatico
Formato 35 mm (1:1,85)
Produzione Donatella Botti per RAI Cinema, Bianca Film
Distribuzione 01 Distribution
Note Premio come miglior interprete maschile a Giorgio Colangeli alla I edizione di Cinema. Festa Internazionale di Roma 2006; vincitore di 2 David di Donatello 2007: miglior produttore (Donatella Botti) e attore non protagonista (Giorgio Colangeli); Globo d’oro 2007 come miglior regista rivelazione; Premio Sergio Amidei opera prima 2007
Soggetto e Sceneggiatura Alessandro Angelini, Angelo Carbone
Fotografia Arnaldo Catinari
Montaggio Massimo Fiocchi
Scenografia Alessandro Marrazzo
Musiche Luca Tozzi
Costumi Daniela Ciancio
Effetti Pablo Mariano Picabea, Paolo Verrucci, Christian Gazzi
Regia Alessandro Angelini
Interpreti Giorgio Pasotti (Fabio), Giorgio Colangeli (Luigi Sparti), Michela Cescon (Cristina), Katy Louise Saunders (Emma), Sergio Solli (Lodi), Paolo De Vita (Umberto Sparti), Paolo Pierobon (Brunetti), Emanuel Bevilacqua (Saverio), Sauro Artini (Galluzzi), Simone Colombari (padre di Emma), Bruno Santini (medico del carcere), Federico Del Monaco (Luca, figlio di Saverio), Maria Caterina Frani (moglie di Saverio)
Sinossi Fabio, un educatore dei detenuti di Rebibbia, incontra all’interno del carcere Luigi Sparti, condannato per omicidio che finge di essere epilettico per ottenere la semi-libertà. Fabio scopre per caso che tra lui e Sparti c’è un legame occultato da tantissimi anni, ma il giovane decide di non rivelare all’altro la propria identità. Dopo molti scontri, decide di aiutarlo ad ottenere un permesso e la vicinanza sarà l’occasione per confidarsi le reciproche sofferenze.


Estratti di recensioni

«Un esordio notevolissimo, che ci obbliga a fare i conti anche con quello che non capiamo o non accettiamo. Bravi Pasotti e la Cescon, ma bravissimo Giorgio Colangeli, che teatro e TV hanno usato finora meglio del cinema» (Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 17 ottobre 2006).

«Un’opera prima italiana. Firmata da un giovane. Alessandro Angelini, che nonostante abbia realizzato finora solo alcuni documentari, dimostra di saper felicemente dominare il mezzo cinema, sia come tecniche sia come espressioni narrative. Sostenute da un’idea di base per nulla consueta, in equilibrio giusto fra il dramma, sempre controllato, e l’emozione asciutta e quasi sommessa. […] Un confronto psicologico meditato e preciso. Con l’abilità, al momento della rivelazione di quel rapporto alla base, di evitare la commozione facile, privilegiando, al suo posto, una secchezza di modi e di accenti che è poi quella da cui tutto si lascia guidare. Con la possibilità di disegnare, anzi di scolpire, il contrasto spesso molto forte fra quei due caratteri, pur con quel legame familiare sempre ben presente, e con l’abilità di affidare ogni risvolto della vicenda, rinchiusa spesso in modo claustrofobico fra le pareti del carcere, a climi tesi e angoscianti, in grado di non concedere mai nulla al patetico o alla retorica, ma sempre indirizzati al contrario, a un risentito realismo di cronaca che, sugli atti e sui fatti, fa prevalere le psicologie, i loro turbamenti, i loro strappi. In atmosfere in cui la bella fotografia piena d’ombre di Arnaldo Catinari diventa lo specchio, intimo e non di rado segreto, di quello scontro fra due personalità quasi opposte. Lo ricreano, con tocchi magistrali, Giorgio Pasotti […] e Giorgio Colangeli […]. Uno scontro che sa vibrare nel profondo» (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 18 ottobre 2006)

«Luci livide e naturali, cinepresa a mano in stile fratelli Dardenne, una chitarra minimalista un po’ Bill Frisell, L’aria salata è un film che estremizza un tema universale senza perdere di vista l’orizzonte degli eventi. Non è esente da difetti, a tratti l’esistenza ulcerata del protagonista sprofonda nello psicodramma urlato, ma avvince per come racconta, nell’arco di una giornata di libertà ottenuta dall’ergastolano, l’incontro-scontro rivelatore: tra rancori, confessioni e timidi gesti di tenerezza. Non ci sarà lieto fine, però, e sta qui la forza del film» (Michele Anselmi, Il Giornale, 18 ottobre 2006).
«Ne L’aria salata l’esordiente Alessandro Angelini, già autore di apprezzati documentari, riesce con dignità a ricostruire il punto di vista di una famiglia ulcerata da una macchia che riguarderebbe un solo membro, ma fatalmente coinvolge gli atteggiamenti e gli stati d’animo di tutti gli altri. […] l’inoppugnabile condizione di una condanna da scontare anche “stando fuori” dal carcere s’afferma, così, come credibile e umano leitmotiv di un film che non tocca vertici memorabili eppure schiva le note approssimazioni e demagogie del crepuscolarismo d’autore nostrano» (Valerio Caprara, Il Mattino, 18 ottobre 2006).

«E’ un bell'esordio quello di Angelini, forte di esperienze sui set con autori come Moretti, Calopresti e Comencini. Il film non concede sentimentalismi né retorica, racconta con durezza il rapporto-scontro tra Fabio e […] un uomo chiuso e distante, in qualche modo minaccioso, che dopo vent’anni di carcere e ne deve scontare ancora dieci, sembra aver cancellato le memorie e gli affetti del passato, anche se sopravvive il desiderio di una nuova vita» (Maria Pia Fusco, la Repubblica, 18 ottobre 2006).

 
 
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