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Spente le luci sul palco del 22° Festival Internazionale del Folklore “Città di Fondi”

 
 

 

“Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio”

Con questa terzina dell’ottavo canto del purgatorio della Divina Commedia si sono spente le luci sul palco del 22° Festival Internazionale del Folklore “Città di Fondi”, evento organizzato dall’omonimo gruppo folklorico, con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo del Comune di Fondi, nella persona dell’Ass. Marco Carnevale, e del gruppo Cobal spa della famiglia Lippa.

Sono stati cinque giorni intensi che hanno visto riempirsi di fondani piazza Unità d’Italia per applaudire gli splendidi gruppi che quest’anno hanno calcato il palco dell’unica manifestazione che regge ininterrottamente da ventidue anni l’estate fondana.
Colombia, Stati Uniti, Buriazia, Grecia, Cile, Martinica, Bulgaria, Corea del Sud e Kamchatka hanno dato il massimo per portare al pubblico di Fondi i colori, le musiche e le danze delle loro tradizioni più antiche. Ed i fondani hanno ringraziato con calore e fragranti applausi tutto l’impegno di questi ragazzi che, per passione ed amore della propria terra, girano continuamente il mondo per portare a loro modo il messaggio di pace e fratellanza.
«Ognuno lo fa a modo suo – recita il presidente del gruppo folklorico “Città di Fondi”, organizzatore del festival - Domenica mattina tutti i gruppi hanno partecipato alla messa per la pace tra i popoli, ed ognuno di loro ha pregato il suo Dio affinché abbatta le divisioni che ci dividono, ed essere messaggeri delle proprie origini e condividerle con persone di altre culture è la base sulla quale lavorare per instaurare quei rapporti di amicizia, fratellanza ed amore».

«Nonostante il forte impegno degli enti che ci hanno patrocinato, purtroppo non abbiamo avuto fondi a sufficienza da sfruttare – commenta il direttore artistico del Festival, Luigi di Vito: la struttura dove ospitiamo i gruppi è fatiscente, e bisognerebbe costruirne una apposita per le manifestazioni estive. Ci auguriamo che l’anno prossimo le istituzioni partecipino di più, vista anche l’approvazione che riscuote dal pubblico e che è l’unico evento che si ripete da consecutivamente da ventidue anni. A tutto questo sopperiamo cercando di soddisfare ogni minimo desiderio dei gruppi: ottimo cibo, al quale hanno pensato il gruppo Cobal ed il Mercato Ortofrutticolo di Fondi, li portiamo in visita a Roma, a Napoli, a Pompei e al mare, sempre accompagnati dai ragazzi. Quest’anno il livello artistico era davvero di alto profilo, solo in rare occasioni siamo riusciti a proporre uno spettacolo tale, ed il pubblico ci ha dato ragione di questo partecipando in massa ad ogni serata: ci ha fatto piacere vedere persone in piedi ammassate vicino alle transenne ad assistere allo spettacolo di questi ragazzi: stiamo già pensando a risolvere il problema il prossimo anno, per dare a tutti la possibilità di assistere comodamente allo spettacolo».

Appuntamento allora al 31 Luglio 2008, quando il Castello Baronale vedrà ai suoi piedi nuovi gruppi sfilare sotto il suono dei propri inni nazionali per la cerimonia di apertura della 23ª edizione del Festival Internazionale del Folklore “Città di Fondi”.

Paolo Parisella

RIFLESSIONE A VOCE ALTA

Sono molti anni che faccio parte del gruppo folkloristico Città di Fondi, precisamente 9, e sono esattamente 9 anni che due settimane della mia estate vengono dedicate al Festival Internazionale del Folklore Città di Fondi, tante fatiche, tanti sacrifici, tante arrabbiature … Tutto però viene ogni anno ripagato da un buono spettacolo, tanti applausi e molte soddisfazioni. Non mi ero mai accorto però, come quest’anno, che il festival non è solo questo.
Un anno durante il Festival Internazionale di Gorizia il presidente di un gruppo Folkloristico a noi caro disse: un Festival per essere chiamato tale, deve poter permettere ai gruppi oltre che esibirsi sui diversi palchi della manifestazione, anche far si che i gruppi possano interagire tra loro, parlare, vivere e osservare usi e tradizioni, nonché vita e modelli di popoli diversi dal proprio, proprio perché lo spirito del festival non è solo sul palco, ma in singolo momento che compone questi giorni.
In quel tempo non capivo bene cosa volesse significare, anche se tacitamente acconsentivo e condividevo quella idea.
Durante i miei festival, ho visto passare molti gruppi, ma nessuno mi ha particolarmente colpito come è successo quest’anno, anche se ho vissuto e condiviso l’intero festival con loro.
Il nostro gruppo, a differenza di molti gruppi che sono passati per Fondi che sono gruppi professionisti, il nostro è un gruppo che esiste perché lo si vuole far esistere. Tutti noi siamo persone che per hobby facciamo tutto questo, che per hobby ci dedichiamo al Festival e al Gruppo Folkloristico, chi più chi meno anima e corpo, in questa magnifica esperienza. Come sappiamo ogni cosa che vive ha bisogno di un cuore per sopravvivere, quello del nostro gruppo siamo noi. Noi che non per lavoro, non per denaro, ma perché del Folklore siamo innamorati, diamo tutto per rendere questi pochi giorni indimenticabili.
Come il nostro questo gruppo, è un gruppo di persone che non per lavoro ma per amore del folklore portano le loro tradizioni in tutto il mondo. Come il nostro è un gruppo che ti fa sentire in famiglia, che tratta i suoi componenti non come dipendenti e colleghi, ma come figli e fratelli.
Come il nostro, non portano uno spettacolo professionistico sul palco, ma un folklore che lascia trasparire attraverso gli occhi di lo balla l’amore per la terra natale, le sue tradizioni, e la gioia di trasmetterlo e viverlo con gli altri.
Quest’anno ho capito che il Festival non è fatto dai gruppi che ballano ma dalle persone che vivono e fanno vivere il Festival.
Non vuole essere un elogiare il nostro gruppo, o un gruppo di altre persone, ma semplicemente un lasciare un messaggio di ringraziamento a questo gruppo che per una settimana all’anno diventa in tutto e per tutto la mia vita, il mio quotidiano, la mia famiglia.
Grazie a chi, anche se non volontariamente, ha risvegliato questo sentimento, e grazie a chi lo ha fatto nascere.

Pasalino

 
 
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