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Mantova, la città del loto e dei Gonzaga

 
 


Mantova, al centro della Pianura Padana, è un suggestivo connubio di eleganti piazze e di sofisticata architettura; è circondata su tre lati da laghi formatisi lungo il corso del fiume Mincio (Superiore, di mezzo ed Inferiore). Fu la patria di Virgilio e per tre secoli rimase sotto il ducato dei Gonzaga.

Fu anche luogo natio di Andrea Mantegna, rifugio per il personaggio shakespeariano Romeo, esiliato da Verona, ed ambientazione dell’opera verdiana Rigoletto.

Mantova, ricca di arte e di storia, sorprende per l’eccezionalità delle sue caratteristiche. Una città a misura d’uomo, splendida ed aristocratica, immersa in un ambiente di straordinario valore naturalistico, in cui terra e acqua si confondono in una trama insolita ed inaspettata. Cigni, aironi, garzette e gabbiani si confondono tra il verde delle canne, l’azzurro dell’acqua e la fioritura estiva dei fiori di loto creando ineguagliabili contrasti di suoni e di colori. Il percorso del fiume Mincio è un comprensorio di grande interesse naturalistico, storico, devozionale e culturale, protetto dal 1984 con l’istituzione del Parco del Mincio.

Mantova nel suo tessuto urbano ha incantato scrittori e poeti di ogni tempo e luogo. La definizione più calzante fatta a riguardo di questa città è quella di un inglese contemporaneo, Aldous Huxley (1894-1963), narratore e saggista. L’ha definita la città più romantica del mondo. Ad affascinare Huxley sono stati principalmente i monumenti, i canneti lungo il Mincio, i fiori di loto (che fanno parte del paesaggio, specialmente quando, nel pieno dell’estate, offre l’affascinante esplosione dei colori, con le grandi verdissime foglie ed i fiori biancorosati che svettano dall’acqua), la nebbia, la surreale patina del tempo che avvolge ogni strada e piazza, la storia, la semplicità dei suoi cittadini. In questa chiave Mantova è stata cantata anche dal più discusso dei poeti francesi, Charles Baudelaire, il quale vi scoprì un mondo addormentato in una calda luce.

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