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S.O.S. Stupefacenti

 
 

 

Le droghe, illegali o meno, non chiacchierano: sbranano e uccidono. Hai voglia a dire ai ragazzi di non andare in discoteca o di non fumare spinelli se non hai un’alternativa da offrire loro. Occorrono spazi in cui i ragazzi si sentano protagonisti: teatro, musica, cultura, cinema…, qualunque cosa abbia un valore educativo, perché le droghe s’infilano nei vuoti esistenziali. E poi è inutile scandalizzarsi dei bullismi:nessuno s’interessa dei ragazzi.
Già, nel frattempo un altro problema è che quel clamoroso vuoto esistenziale l’hanno creato gli adulti. Ma quest’ultimi, come si fa a catturarli per (ri)educarli? Io obbligherei i genitori a reimparare il loro mestiere, perchè sono proprio queste le due priorità: la prevenzione per i ragazzi e l’educazione degli adulti.
Non dobbiamo incontrare solo i ragazzi, ma anche il mondo degli adulti, creando occasioni, coinvolgendo nelle iniziative il mondo della scuola, tanto per dirne una. In questo modo, attraverso i ragazzi, puoi incontrare i genitori. Inutile mettere in piedi giri di parole: c’è da tornare alla politica della strada.
Finora, le strategie per la dipendenza erano più che altro aspettare che il ragazzo venisse da noi; adesso è ora di andare noi per strada. Dobbiamo uscire dagli uffici e dalle sacrestie e andare a cercare la gente proprio lì dove consuma le sue esistenze, dove arranca. Questo significa anche muoversi e andare fisicamente nelle discoteche, nelle piazzette dei paesi, davanti ai muretti delle città…
Significa che dobbiamo avere il coraggio di uscire fuori. Per scendere al concreto: centri di ascolto, educativa di strada e riduzione del danno. La cura non può essere ridotta a soli interventi su tempi molto lunghi o a interventi sul marciapiede. Sarebbe interessante coordinare momenti residenziali, semiresidenziali, di fine settimana, notturni non stop, inserendoli nelle reti territoriali per i servizi alle dipendenze.
Torna di nuovo urgente la formazione degli adulti rivolta ai genitori e agli insegnanti.
La nuova adolescenza rispetto alla vecchia esige una radicale revisione dei metodi d’approccio, di colloquio, di osservazione e di orientamento.
Detto questo, partiamo al più presto possibile, trovando mezzi, convergenze, riferimenti consolo di tipo medico.
Ci siamo detti che vanno privilegiate con tutte le forze le vie preventive, educative e rieducative. Servirebbe dappertutto, insomma, per salvare i ragazzi, e magari anche i grandi, un Piano Regolatore Sociale e non creare semplici, sterili proiettifici. Un piano che prima si metta in piedi e poi si realizzi, a colpi di azioni e concretezza. Andrebbe bene anche renderlo concreto senza troppo rumore: altro che chiacchiere e chiacchiere.

10 aprile 2007

Giuseppe Antonio Marcucci
Assistente Sociale

 
 
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